I tagli lineari come negazione della buona politica
La prassi consolidata dei governi di ogni colore politico di ricorrere alla “spending review” attraverso la scure dei tagli lineari ha prodotto danni incalcolabili al sistema d’istruzione nazionale. Tagliare orizzontalmente significa colpire indifferentemente le eccellenze formative e i centri di costo inefficienti, penalizzando la didattica quotidiana e lasciando intatte le sacche di parassitismo e consulenze esterne inutili.
Come documentato dal Prof. Elio Fragassi, una vera razionalizzazione della spesa per la scuola non si ottiene aumentando il numero di alunni per classe o cancellando le ore di laboratorio, ma eliminando le duplicazioni burocratiche tra uffici periferici, centralizzando gli acquisti di forniture tecnologiche e investendo nell’efficienza energetica degli edifici scolastici.
«Tagliare un miliardo sulla scuola per far quadrare i conti di bilancio di oggi equivale a ipotecare dieci miliardi di ricchezza, innovazione e produttività per le generazioni di domani.»
Investire nell’istruzione per competere nel mondo
Tutti i Paesi ad alto tasso di sviluppo economico destinano oltre il 5% del proprio PIL all’istruzione e alla ricerca. L’Italia, ferma da anni a livelli tra i più bassi dell’area OCSE, deve comprendere che la spesa per la scuola non è una voce di passivo, ma il più redditizio degli investimenti pubblici.
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