L’autonomia intellettuale sotto l’assedio della burocrazia
L’articolo 33 della Costituzione italiana recita con adamantina chiarezza: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Questa disposizione fondamentale non è un privilegio concesso alla casta degli insegnanti, ma una garanzia democratica posta a presidio dell’intera società civile contro ogni tentativo di indottrinamento di regime o controllo autoritario.
Negli ultimi anni, tuttavia, assistiamo a un preoccupante crescendo di “zelo ispettivo” da parte di funzionari dell’amministrazione scolastica e dirigenti scolastici ansiosi di compiacere il potere politico di turno o di prevenire polemiche mediatiche, intervenendo con sanzioni disciplinari arbitrarie contro docenti rei unicamente di aver stimolato il dibattito critico in classe.
«Il professore non è un esecutore passivo di direttive burocratiche o un addetto al call center dell’istruzione: è un professionista del pensiero e della cultura che risponde innanzitutto alla propria coscienza etica e alla Costituzione.»
La solidarietà della comunità educante
Di fronte a ogni tentativo di censura o di compressione della libertà accademica e scolastica, la risposta deve essere ferma e corale. Una scuola in cui i docenti hanno paura di affrontare temi complessi per timore di procedimenti disciplinari è una scuola morta, incapace di formare cittadini liberi.
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