L’illusione della precocità a tutti i costi
Viviamo in una società ossessionata dalla velocità e dalla prestazione precoce. Bambini a cui vengono richiesti ritmi da piccoli manager, test d’ingresso per la scuola d’infanzia, agende dense di attività sportive e corsi di lingua prima ancora che abbiano imparato a giocare liberi e a sperimentare la noia creativa. Dal mito di Heidi nei pascoli alla velocità ipertecnologica di Fernando Alonso, l’immaginario dei nostri ragazzi è strattonato tra nostalgia della natura e pressione competitiva.
La LIP (Legge di Iniziativa Popolare per la scuola pubblica) ha posto al centro del suo manifesto la difesa del tempo pedagogico disteso. I processi di maturazione cognitiva, emotiva e sociale richiedono rispetto dei ritmi biologici e gradualità, non anticipazioni compulsive finalizzate all’omologazione precoce nel mercato globale.
«Adultizzare precocemente un bambino non significa renderlo più forte o preparato per la vita: significa rubargli la meraviglia dell’esplorazione e consegnarlo a un’ansia da prestazione che ne minerà l’equilibrio interiore.»
Il ruolo della scuola come oasi di riflessione
La scuola deve essere il luogo in cui si impara ad ascoltare, a leggere in profondità, a dialogare e a sbagliare senza l’ossessione del giudizio immediato. Restituire all’infanzia e all’adolescenza il diritto alla lentezza è il più rivoluzionario atto pedagogico dei nostri tempi.
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