L’imperativo statistico della promozione generalizzata
Cosa si nasconde dietro le direttive e gli obiettivi di performance assegnati dal Ministero dell’Istruzione ai Dirigenti Scolastici? Dietro il gergo manageriale della “riduzione della dispersione” e del “miglioramento degli indicatori di successo formativo”, si profila spesso una pressione non scritta ma palpabile verso l’azzeramento delle bocciature.
I dirigenti, valutati sulla base di parametri quantitativi e del posizionamento statistico del proprio istituto rispetto alle medie regionali, tendono inevitabilmente a raccomandare ai Consigli di Classe la massima indulgenza, trasformando i debiti scolastici estivi in mere formalità burocratiche prive di reali verifiche di recupero.
«Il bugiardino della riforma prometteva una scuola più inclusiva ed equa. Gli effetti collaterali reali sono la svalutazione del titolo di studio e la nascita di una scuola delle illusioni, dove tutti passano ma pochi imparano davvero.»
Le ripercussioni sugli sbocchi universitari e lavorativi
La scuola del “tutti promossi” finisce per penalizzare proprio gli studenti provenienti dai contesti più fragili, che si ritrovano catapultati all’università o nel mercato del lavoro senza aver sviluppato le necessarie competenze di base. La vera inclusione richiede ore di potenziamento personalizzato, organici stabili e risorse reali, non un colpo di spugna burocratico sui registri di classe.
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