Una sequenza interminabile di contenziosi e ricorsi
Le procedure concorsuali per l’accesso al ruolo di Dirigente Scolastico hanno rappresentato negli ultimi due decenni uno dei teatri di maggior scontro tra candidati, Ministero dell’Istruzione e tribunali amministrativi. Dalla Lombardia alla Campania, dalla Sicilia alla Toscana, quasi nessuna tornata concorsuale è rimasta esente da indagini per fughe di tracce, incompatibilità dei commissari d’esame e buste anomale.
L’inchiesta ricostruisce le anomalie strutturali di un sistema di reclutamento che, lungi dal garantire la selezione trasparente dei migliori profili educativi e gestionali, ha spesso favorito cordate associative e sindacali ben radicate nei comitati di valutazione.
«Quando per diventare dirigente scolastico non conta la competenza pedagogica ma l’accesso ai circuiti ristretti delle lobby concorsuali, è l’intero sistema scolastico a perdere credibilità morale di fronte agli studenti.»
La necessità di criteri selettivi oggettivi e terzi
La dirigenza scolastica moderna richiede competenze interdisciplinari che spaziano dalla leadership educativa alla gestione della sicurezza e del bilancio. Solo una radicale revisione delle modalità concorsuali, affidate a comitati terzi e a prove anonime digitalizzate a doppio cieco, può restituire serenità e trasparenza a un ruolo tanto delicato per il Paese.
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