Tullio Solenghi e Mario Incudine hanno chiuso in bellezza, il 6 ottobre al Teatro Massimo, il Bellinifest, due mesi di graditissimi appuntamenti tra Catania Taormina e Messina, che hanno davvero esaltato e valorizzato in tutte le forme il genio del grande musicista catanese.
E lo hanno fatto con uno spettacolo a tema dal titolo Bellini Wagner Sinopoli. Flanerie tra genio, mito e musica, su testi della drammaturga Costanza DiQuattro da unâidea di Antonino Rapisarda in memoriam di Giuseppe Sinopoli a ventâanni dalla morte.

Una vera e propria promenade di immagini, visioni e sensazioni sonore, affidate alla sapiente direzione della brava orchestra del Massimo di Guido Maria Guida, tutte legate a quel meraviglioso concetto coniato e reso celebre dal poeta simbolista Charles Baudelaire, che indica il gentiluomo che vaga oziosamente per le vie cittadine, senza fretta, sperimentando e provando emozioni nell’osservare il paesaggio. Una parola di difficile traduzione in italiano che corrisponde piĂš o meno al nostro “andare a zonzoâ o piĂš elegantemente a unâerranza sognante.
E Tullio Solenghi, nelle vesti di Richard Wagner, e Mario Incudine in quelle di Vincenzo Bellini hanno incarnato proprio questo spirito dâerranza, mentre pagine famose del loro percorso musicale si alternavano alle loro parole. âNon ho mai amato, ho unâanima anarchica. Viaggio in tutta Europa in preda a un senso di incompiutezza. â cosĂŹ la DiQuattro fa parlare il grande musicista tedesco. E Bellini di rimando âAmerò la mia costante incostanzaâ.

E dâaltronde lo stesso Giuseppe Sinopoli, lui che che dirigeva solo la musica che lo commuoveva, era solito affermare: âIo sono un viandante. E il viandante abbandona la patria, Allora nasce la nostalgia. A volte durante questo viaggio si trova un amico e si cammina insieme. Vivere significa essere in cammino.â
Ne è venuto fuori un singolare incontro tra due anime, quella nordica e quella siciliana (unite da un denominatore comune, la grande Parigi)  che è stato il vero fulcro dello spettacolo, animato dalle belle voci del soprano Francesca Sassu, del baritono Franco Vassallo, del basso Dario Russo e dagli incisivi interventi del coro istruito da Luigi Petrozziello.

Bella anche la scelta delle musiche che hanno punteggiato le parti recitate, dal preludio del Lohengrin e il bel Sogno di Elsa (il piĂš enigmatico tra i personaggi femminili dellâuniverso wagneriano) allâIncantesimo del venerdĂŹ Santo del Parsifal, dallâimmancabile casta Diva che ha accompagnato come leit motiv tutto il Festival alla splendida Aria di Ernesto dal Pirata belliniano fino allâincantevole Aria di Elvino âTutto è scioltoâ dalla Sonnambula.
E sotterranea, strisciante la voluptas dolendi di due musicisti assetati di vita e vagabondaggio, fino allâesplosione finale del Cigno: âSono Vincenzo Bellini e questa è casa mia!â. A voler sottolineare come la fuga perenne ha avuto meta e fine. E con questo riuscitissimo primo BelliniFest, fortemente voluto dal sovrintendente, il maestro Giovanni Cultrera, e dal direttore artistico, il maestro Fabrizio Maria Carminati, Vincenzo Bellini è veramente tornato a casa. Una Catania che non deve smettere di celebrarlo e riappropriarsene piĂš che può come vanto siciliano nel mondo: basti pensare che James Joyce nel suo Ulisses lo cita per la sua incantevole musica.

W Bellini, dunque, e la sua immortale musica!
Silvana La Porta
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