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Il bambino senza volto

📅 Pubblicato il 29 June 2014 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Silvana La Porta • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it

Questa è la storia di un bambino che assomiglia tanto alla storia di Gianni, ricordate quel Gianni protagonista di :”Lettere a una professoressa” scritto dagli allievi di Don Milani?…

 Gianni, chiamiamolo così, era un bambino tranquillo e spensierato, finché non incomincia il suo ingresso alle elementari di una città della Liguria. Incomincia bene, ma subito dopo pochi mesi incominciano le avvisaglie di un lungo e sofferto percorso fatto di incomprensioni, rimproveri, compiti che non finivano mai, Gianni che non capiva, la mamma che non capiva cosa poteva far Gianni in quell’aula tanto da essere ripresa dalla maestra tutte le volte che andava a prendere il bimbo a scuola. Gianni era lento, pigro diceva la maestra e da tutto ciò, incominciò la derisione e l’esclusione da parte dei suoi compagni, forti delle parole dell’insegnante incapace di intuire che sotto la svogliatezza accompagnata da una forma di ribellione, si nascondeva qualcosa che doveva essere rilevata. La mamma di Gianni, come tutte le mamme che amano i propri figli, lo porta all’Asl per sottoporlo a dei test diagnostici che emettono la sentenza: dislessico e disortografico. Ecco la svogliatezza e la pigrizia di Gianni: non capiva nulla di quello che la maestra insegnava e scriveva alla lavagna. Ecco perché non riusciva a fare i compiti a casa.Lui non doveva farli, anzi li doveva fare ma come dichiara la legge 170/2010 sui disturbi dell’apprendimento che tra le tante norme vuole favorire il successo scolastico anche attraverso misure didattiche di supporto, garantire una formazione adeguata e promuovere lo sviluppo delle potenzialità’; ridurre i disagi relazionali ed emozionali; assicurare eguali opportunità’ di sviluppo delle capacita’ in ambito sociale e professionale; l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti; l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, favorire la comunicazione verbale e che assicuri ritmi graduali di apprendimento, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere. Probabilmente anche Gianni di Don Milani era un dislessico ma grazie ad una didattica capovolta, basata sull’inclusione di tutti e dall’esclusione di nessuno, riuscì ad essere protagonista di un libro che è passato alla Storia. Alla lettura della diagnosi , la maestra, ha risposto come avrebbe certo risposto la professoressa di Pierino e Gianni :”Non stia a credere a queste cose, sa queste sono solo nuove scienze per creare posti di lavoro. Suo figlio è solo pigro.” Si sa che l’ignoranza crea mostri, ma la mamma di Gianni non si arrende e vuole una vita uguale per suo figlio: perché un bambino dislessico è un bambino uguale agli altri con le potenzialità e le opportunità di una vita felice come tutti. Ma qualcuno lodeve prendere in carico, deve iniziare con lui una relazione di cura, deve offrirgli tutte le possibilità che un’insegnante preparato ha nel suo zainetto di conoscenze, dandogli fiducia reciprocità, gratificazioni, attraverso i mille modi che conosciamo per renderlo autonomo, libero di scegliere, libero di avere opinioni e spirito critico. Gianni tutto ciò non l’ha mai avuto, anzi per non crear disturbo ha cambiato anche scuola ma non è cambiato nulla, anzi dopo un inizio che dava da buon sperare,  le cose presero la piega sbagliata. Un bambino, un progetto di vita, una freccia lanciata nel mondo che non riesce a riconoscersi tra di loro, trova nel suo vissuto già troppo invadente , una maestra che forse non capisce l’estremo bisogno di Gianni di una sensazione di calore umano, di una carezza qualche volta e, così affonda la sua già tremula autostima :”Ma come fa tua madre senza picchiarti a sopportarti? “Dammi subito quel flauto!”, e così facendo lo strattona così tanto da fargli perdere due bottoni della divisa sotto la quale , la mamma scoprirà la sera, un’ecchimosi guaribile in cinque giorni. L’episodio viene subito denunciato ai carabinieri e dopo una settimana Gianni torna scuola ( non oso immaginare con quale stato d’animo), e si vede trasferito di sezione. La mamma viene richiamata dal Dirigente. “Sa suo figlio si comporta male, ha rovesciato un bicchiere d’acqua, rende impossibile le lezioni ed è impensabile lasciare il bambino in una scuola dove Lei ha denunciato una maestra”. La mamma con il cuore ormai ferito e supplicante lo riporta alla scuola di precedente. Ma tutto riprende come prima,Gianni era il bollato con” cinque in condotta”, l’asino da nascondere dietro la lavagna. Gianni non lo vuole nessuno anche se lui invoca, grida disperatamente :”Aiuto!“. Ma lo grida sommessamente tanto da scappare da scuola e solo dopo l’allarme dato alla mamma, lei riesce a trovarlo e singhiozzante abbracciandola le dice: “Scusa ma non ce la facevo più, tu sola sei importante, ero di nuovo da solo, gli altri erano alla campestre ed io ero da solo non ce la facevo più..mi escludono sempre da tutto, gite, uscite. E la motivazione spiega : “Per motivi squisitamente educativi”. Dai Gianni è finita la quinta, dice la mamma andiamo a vedere la pagella. Ma non sapeva che proprio quel giorno Gianni avrebbe subito la cattiveria più gratuita, più malvagia che si possa fare ad un bambino e non certo per la pagella che era tutta un sei. No, non per quello. Le maestre gli avevano preparato un pacchetto, ma come se Gianni avesse già capito tutto, non lo voleva e solo dopo le insistenze della mamma lo ha preso, ha salutato e sono andati via. Gianni, non apre quel pacchetto se non dopo aver trovato un parco giochi, lo scarta e gli occhi si riempiono di lacrime e dice: “Se la potevano tenere…”. La mamma guarda quello che doveva rappresentare un ricordo, un gesto interrotto da far finire a Gianni, e invece, trova la foto incorniciata di suo figlio nella classe d’asilo che frequentava cinque anni prima. Fino alla fine hanno infierito su un dono che il mondo ci ha dato, ma lo stesso mondo, se non cambia le chiavi di accesso, se non cambia lo sguardo e se non va a modificare irreversibilmente i suoi pregiudizi, la sua crudeltà e la sua paura nei confronti di un bambino così adulto da aver capito che la vita la si deve conquistare masticandosi le parole d’amore e di rispetto che non ha mai ricevuto da quell’Istituzione che viene solo dopo i genitori. Ora Gianni e la sua famiglia devono solo dimenticare. C’era una volta un bambino, un bambino che non riusciva a spiegare, perché non ne aveva gli strumenti, che non riusciva a leggere. Fu escluso, rimproverato, strattonato, umiliato, disprezzato e abbandonato. Poi gli regalarono una fotografia. E da quel momento divenne :”Il bambino senza volto”. Nella fotografia non c’era lui , ma quello che l’inconsapevolezza che non sa elaborare conoscenze, aveva ridotto in una maschera troppo amara per poterla indossare. Troppo amara da guardare. Troppa amara da ricordare. Un bambino che ha regalato la sua infanzia a mani che non sanno abbracciare, né accarezzare, ma hanno saputo togliere la bellezza senza averne il diritto e senza riconoscerla.

da L’Unità

http://questione-di-classe.comunita.unita.it/2014/06/29/il-bambino-senza-volto/

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