Ramin Bahrami è un pianista iraniano che sta scalando le classifiche mondiali con le sue interpretazioni di Bach. Sabato 25 febbraio è stato davvero piacevole ascoltarlo insieme al bravissimo Massimo Mercelli, divenuto a soli diciannove anni primo flauto al Teatro La Fenice di Venezia, per un nuovo appuntamento della stagione sinfonica del Bellini…
Grandi esecutori e grande programma, non a caso intitolato “ A casa Bach” con musiche di Johann Sebastian e del figlio Carl Philipp Emanuel, legate alla corte di Federico il Grande (cui Bach padre aveva dedicato “L’offerta musicale” e di cui Bach figlio fu maestro di Cappella) e una sola eccezione: una composizione di Michael Nyman, (Taking it as read) dedicata proprio a Massimo Mercelli e Ramin Bahrami.
L’esecuzione è stata coinvolgente, originale, azzeccata, sempre attenta a non incappare in anacronismi di stile. I due musicisti, pur prediligendo un approccio alla musica bachiana liberale e libero, hanno dimostrato una conoscenza profonda della filologia musicale, tenendosi perfettamente in equilibrio tra estro e rigore.
Bahrami, dunque, ha suonato l’immortale musicista di Eisenach senza trasformarlo in un autore romantico, in modo raffinato e ricercato e ricco di sfumature. Per lui, d’altronde, l’Immortale è più di un musicista, è una religione: “Goethe ha definito le note di Bach un dialogo del Signore con se stesso prima della Creazione”. E creatore di un mondo Nuovo: “Johann Sebastian Bach assomiglia al mondo che immagino ancora possibile. È un compositore tedesco, ma si innamora del ritmo Siciliano, dove sono presenti influssi arabi; la Ciaccona è una danza che nasce nell’America Centrale; unisce rigore e fantasia, ascolta, restituisce restando se stesso; collega, non separa; ha la mente e il cuore aperti; magari la sua musica potesse parlare ai politici!”
Galeotto fu Bach. E’ proprio il caso di dirlo. Bahrami ha stupito per le sue scelte rivoluzionarie di timbro e fraseggio e per la modernità dell’approccio a un mostro sacro della musica. Aveva davvero ragione suo padre, che un giorno, dal carcere, gli scrisse in una lettera: “Frequenta Bach, non ti lascerà mai solo”.
Infatti è ormai sempre in sua compagnia: le differenti voci della sua musica si sono rincorse e chiamate per tutto il concerto, proponendo idee, scherzi, sussurri, passioni improvvise. Grande musica a Catania, insomma, con un teatro Bellini che si conferma ancora il tempio della musica classica.
Silvana La Porta
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