Quello che il monitoraggio ancora non rileva è la durata dei 29.437 percorsi che hanno coinvolto i giovani quest’anno e la tipologia delle azioni realizzate.
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Alternanza Scuola/Lavoro, Giannini: “Un vero e proprio boom”. I numeri
di Redazione – Martedì, 18 Ottobre 2016
Presso la Sala della Comunicazione del Miur, in viale Trastevere 76/a, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini ha presentato i dati nazionali sull’Alternanza Scuola-Lavoro e i risultati del primo anno di attuazione delle novità previste dalla Buona Scuola.
Aumentano gli studenti delle scuole secondarie di II grado impegnati in percorsi di alternanza scuola-lavoro. Nell’anno scolastico 2015-2016 sono stati 652.641, contro i 273.000 del 2014-15, con una crescita del 139%. In particolare, gli studenti delle classi terze, quelli coinvolti per primi dall’obbligo previsto dalla legge Buona Scuola, sono 455.062, il 90,6% del totale degli iscritti.
Dei 455.062 ragazzi delle terze, il 50% sono studenti che frequentano indirizzi liceali in cui si registra, sottolinea il Miur, un «vero e proprio boom» di partecipazione all’alternanza.
Con la Buona Scuola, ricorda il Miur, l’alternanza è diventata obbligatoria nell’ultimo triennio della scuola secondaria di II grado. I primi a partire con il nuovo regime sono stati i ragazzi delle classi terze dello scorso anno: «la riforma ha stanziato 100 milioni all’anno per questo capitolo, 10 volte i fondi previsti negli anni precedenti».
Nel 2014-2015 faceva alternanza il 54% delle scuole; nel 2015-16 il 96%. I percorsi di alternanza attivi sono passati da 11.585 a 29.437 (+154%), le strutture ospitanti sono state 149.795 (+41%). Gli studenti hanno fatto l’alternanza in imprese (36,1% dei casi), a scuola con l’impresa simulata o svolgendo attività interne, ad esempio nelle biblioteche (12,4%), nelle pubbliche amministrazioni (8,5%), nel settore no profit (7,6%) e per la restante percentuale in studi professionali, ordini, associazioni di categoria.
Guardando alle sole classi terze, ha fatto alternanza il 90,6% del totale, 455.062 studenti su 502.275 iscritti. Nel 2014-15 erano 89.752 (17%). I liceali delle terze impegnati in progetti di lavoro sono passati in un anno da 12.371 a 227.308 (+1.737%), gli studenti degli istituti tecnici da 31.592 a 140.699 (+345%), quelli degli istituti professionali da 45.789 a 87.055 (+90%). L’obiettivo per il secondo anno dell’obbligo, conclude il Miur, è arrivare a 1.150.000 di studenti in alternanza; 1,5 milioni a regime.
“I numeri del primo anno di attuazione dell’obbligo di alternanza previsto dalla Buona Scuola sono incoraggianti e importanti. Nelle classi terze, quelle direttamente coinvolte dalla riforma, ha partecipato il 90% degli studenti previsti”, dichiara il Ministro Stefania Giannini.
“Con la riforma abbiamo portato l’alternanza fuori dalla sperimentazione, trasformandola in una pratica strutturale per migliorare l’occupabilità dei nostri giovani e contrastare la disoccupazione e il fenomeno dei Neet. Dopo un primo anno di grande dinamismo, in cui non sono mancate le difficoltà tipiche delle fasi di attuazione, ora dobbiamo lavorare tutti insieme, come sistema Paese, per innalzare sempre di più i livelli di qualità dei percorsi attivati. Lo faremo – ha proseguito il Ministro – a partire da iniziative come quella che lanciamo oggi, ‘I Campioni dell’Alternanza’. Forniremo poi agli studenti, alle famiglie e alle istituzioni scolastiche, gli strumenti necessari per conoscere meglio i loro diritti e doveri, per incrociare le necessità delle scuole con le offerte di istituzioni e aziende pronte ad ospitare studenti, per dare ai nostri docenti le competenze necessarie per gestire questi processi”.
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Quello che il monitoraggio ancora non rileva è la durata dei 29.437 percorsi che hanno coinvolto i giovani quest’anno e la tipologia delle azioni realizzate. Questo dato sarebbe stato indicativo della qualità dei progetti attivati e del tipo di progettualità attivata per la loro realizzazione.
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Scuola. Alternanza, ecco perché i numeri della Giannini fanno flop
di Eugenio Gotti – mercoledì 19 ottobre 2016
I dati presentati ieri dal ministro Giannini del rapporto di monitoraggio delle attività di alternanza scuolalavoro realizzate nell’anno scolastico 2015/2016, primo anno di applicazione della legge 107/2015 (Buona Scuola) confermano quanto era prevedibile: con l’introduzione di un obbligo normativo tutte le scuole hanno attivato progetti di alternanza.
Infatti, rispetto all’anno scolastico 2014/2015, è aumentato del 139% il numero di studenti in alternanza, del 154% il numero di percorsi attivati e di quasi il 70% quello delle scuole coinvolte. A subire un vero e proprio boom il numero dei liceali: da 12.371 nell’anno scolastico 2014/15 a oltre 227.000 nel corso del 2015/2016.
Così come è aumentato il numero delle strutture ospitanti: 150.000 strutture ospitanti (+41% rispetto allo scorso anno).
Possiamo dire che le scuole hanno risposto al compito assegnato dalla norma. Quello che il monitoraggio ancora non rileva è la durata dei 29.437 percorsi che hanno coinvolto i giovani quest’anno e la tipologia delle azioni realizzate. Questo dato sarebbe stato indicativo della qualità dei progetti attivati e del tipo di progettualità attivata per la loro realizzazione.
In tal senso, il monitoraggio rileva che l’adempimento è stato correttamente eseguito (il 96% delle scuole ha realizzato azioni di alternanza) ma non misura l’effettivo valore dei progetti formativi, consegnando un dato quantitativo che poco dice ancora sulle modalità di applicazione di questa metodologia didattica che si sostiene con un finanziamento stabile alle scuole di 100 milioni annui, a cui si dovrebbe aggiungere la novità prevista dalla legge di stabilità che consente alle imprese che hanno accolto studenti in alternanza di assumerli con una decontribuzione triennale.
Il monitoraggio avrebbe potuto rappresentare l’occasione per smentire (o confermare) la tesi di quanti ancora osteggiano l’alternanza ritenendo che alcuni stage abbiano davvero molto poco di formativo. Inoltre, sarebbe stato interessante capire quanti di questi stage siano stati attivati nel periodo estivo per rispondere alla polemica di chi ritiene che spesso le aziende utilizzano in maniera impropria l’alternanza per dotarsi di vera e propria manodopera, così come le scuole tendono ad aggiungere l’alternanza oltre il monte ore scolastico, invece di utilizzare l’alternanza quale modalità alternativa alle lezioni frontali per il raggiungimento degli obiettivi curricolari.
Il fatto che il 36% delle attività di alternanza si sono svolte presso imprese, se denota una buona disponibilità del tessuto produttivo all’accoglienza in alternanza, dall’altra parte dovrebbe essere valorizzato anche nei suoi aspetti qualitativi. Così come il ministero sta raccogliendo le migliori esperienze di attuazione del “Piano nazionale scuola digitale”, così sarebbe utile raccogliere, modellizzare e diffondere le best practice dell’alternanza scuola-lavoro, anche con una progettualità pluriennale.
Certo, che i “Campioni dell’alternanza” presentati dal ministro fossero grandi imprese era anche prevedibile, in quanto diverse di loro hanno già maturato una pluriennale esperienza in tal senso (ad es. Bosch, Enel, Fiat, ecc.).
E’ auspicabile che in futuro siano valorizzate anche le esperienze delle piccole e medie imprese che, pur accogliendo singolarmente un numero di studenti inferiore, rappresentano tuttavia il tessuto imprenditoriale più diffuso nel Paese e possono maggiormente far evolvere una cultura territoriale di alleanza tra azienda e scuola.
Per questo sarebbe anche utile favorire la nascita di azioni territoriali, anche con il coinvolgimento delle parti sociali e della rete dei servizi al lavoro, che rafforzino le capacità delle singole scuole e imprese di fare matching tra di loro e che possano supportare le esperienze di alternanza attraverso strumenti operativi, progettualità ed esperienze.
La notizia di una specifica linea di finanziamento nel Piano nazionale di formazione dei docenti riservata ai docenti che dovranno dedicarsi alle attività di alternanza, prende evidentemente atto della necessità di rafforzare specifiche professionalità per la realizzazione di tali percorsi, che richiede competenze specifiche che non possono essere improvvisate e che prescindono dall’essere o meno un buon insegnante nel senso tradizionale del termine.
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Alternanza scuola-lavoro. Anief: Miur si nasconde dietro ai numeri: pochissime aziende hanno sottoscritto accordi
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Alternanza scuola-lavoro: tanti gli studenti coinvolti, ma le aziende?
http://www.lastampa.it/2016/10/18/blogs/skuola/alternanza-scuolalavoro-tanti-gli-studenti-coinvolti-ma-le-aziende-wg7Ql0bzGaCWP9ZPSAaSyM/pagina.html
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Alternanza scuola-lavoro, Fronte Gioventù Comunista: in azienda siamo manodopera a basso costo
di Alessandro Giuliani – Martedì, 18 Ottobre 2016
Al Fronte della Gioventù Comunista non è piaciuta l’iniziativa del Miur di organizzare un convegno su un anno di nuova alternanza scuola lavoro.
Una delegazione di studenti, nel giorno della presentazione dei dati nazionali, si è presentata davanti al Miur, a Viale Trastevere a Roma, srotolando un striscione con sopra scritto: “Salario e tutele per gli studenti”.
“Chissà se il ministro Giannini citerà tra i risultati dell’alternanza l’arresto di sei imprenditori con l’accusa di aver sfruttato il lavoro 2.700 studenti – ha detto all’Ansa Alessandro Fiorucci, responsabile scuola Fgc – Oggi le multinazionali sono qui a brindare e fare gli applausi al governo. Altro che lotta alla disoccupazione: l’alternanza scuola-lavoro ha fornito alle imprese quasi 500mila studenti da sfruttare come manodopera a basso costo. Troppo spesso gli studenti in stage svolgono le mansioni di un lavoratore dipendente e di fatto vengono inseriti nell’organizzazione aziendale, senza vedere neanche un centesimo per le ore lavorate”.
Per il giovane, quindi, “l’alternanza deve insegnare il valore del lavoro, non prepararci a sfruttamento, precarietà e assenza di diritti”.
“Quello che vogliamo – ha aggiunto Fiorucci – è una giusta retribuzione e tutele per gli studenti in alternanza, a cominciare da limitazioni dell’orario di lavoro giornaliero. È inaccettabile che le scuole diventino corsi di formazione aziendale per le singole imprese. Un’istruzione dequalificata e piegata alle esigenze immediate di singole aziende non potrà garantirci un futuro stabile in un mondo del lavoro sempre più precario come quello del Jobs Act”.
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Alternanza scuola-lavoro, l’altra faccia: nell’80% dei casi è improvvisata e si fa d’estate
di Alessandro Giuliani – Martedì, 18 Ottobre 2016
Altro che risultati eccellenti e boom di numeri: l’alternanza scuola lavoro è un’attività formativa ancora lontana da risultati apprezzabili.
A sostenerlo sono i ricercatori di Cgil, Flc Cgil, Rete degli studenti medi e Fondazione Di Vittorio, che nello stesso giorno in cui al Miur presentavano un anno di attività dopo l’approvazione delle novità introdotte con la Legge 107/15, hanno presentato a Roma i risultati di un monitoraggio, svolto su un campione di 205 scuole di 87 province italiane.
Come da noi preventivato, le conclusioni sono opposte a quelle espresse a Viale Trastevere. Dal sondaggio risulta, infatti, che gli stage e lezioni formative, collegate alle aziende, si svolgono spesso d’estate (in 8 casi su 10), sulla base di offerte “occasionali” di soggetti privati (81% delle esperienze). E per 4 studenti su 10, questo genere di offerta formativa rischia di non essere di qualità.
A poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge 107, risulterebbe anche che le scuole hanno mantengono non poche “difficoltà” nell’applicare la norma.
E questo, nonostante solo il 2% (4% al Sud) degli studenti obbligati a svolgere alternanza non sia stato inserito in questi percorsi: ciò che “preoccupa” è che l’80% abbia dovuto fare quest’esperienza, almeno in parte, nel periodo estivo (di questi il 17% esclusivamente in estate) quando le attività didattiche sono sospese. Questo, sostengono i ricercatori, è segno della “difficoltà a far quadrare i conti del monte ore obbligatorio”.
Sfiora quota 90%, riassume l’agenzia Ansa, il numero delle scuole che ha progettato i percorsi di alternanza (Asl) all’interno del Piano triennale dell’offerta formativa e circa il 70% dei ragazzi ha partecipato ad attività propedeutiche e ha realizzato un’esperienza di lavoro. Tuttavia “un consistente numero di esperienze è da considerare a rischio.
Per i ricercatori, “un ragazzo su 4 è fuori da percorsi di qualità: il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche e il 14% solo ad esperienze di lavoro”.
L’81% delle scuole, inoltre, ha progettato percorsi Asl a partire da offerte di soggetti privati occasionali; ma anche nel caso di accordi, osservano le organizzazioni, prevale l’occasionalità (57%) e non la pluriennalità.
Il 90% dei percorsi si realizza in piccole (40%) o micro imprese (50%):un tessuto che “non aiuta il controllo della capacità formativa delle aziende”. “Grave”, dunque, “la mancata attivazione in tempi utili del registro nazionale delle imprese (oggi sono 400 le iscritte)” e la “non definizione” di “criteri e procedure di accreditamento della capacità formativa delle strutture ospitanti”.
In questo quadro, sottolineano i sindacati, le scuole si orientano sulla base delle proprie vocazioni curriculari: gli istituti tecnici verso le imprese (98%), i licei verso enti pubblici (91%). In generale, l’82,3% delle scuole ha sottoscritto convenzioni con imprese, il 75,9% con enti pubblici, il 58% con soggetti del Terzo settore, il 56% con enti privati.
Per i sindacati siamo in presenza di un modello organizzativo “ancora poco collegiale”. Se nella maggior parte dei casi (86%) gli istituti si sono dotati di un gruppo dedicato ai percorsi formativi e di un docente funzione strumentale per l’alternanza (60%), non è ancora attivo, ad esempio, un Comitato scientifico del territorio.
Inoltre solo il 14% dei collegi sceglie i tutor; nel 30% dei casi lo individua il dirigente scolastico e nel 56% le candidature sono volontarie.
Nonostante alcuni fattori positivi, concludono le organizzazioni, come ad esempio il docente funzione strumentale e l’impegno delle scuole, occorre “sviluppare co-progettazione con strutture ospitanti individuate sulla base di accordi territoriali stabili che coinvolgano attivamente istituzioni locali e parti sociali. Il mancato coinvolgimento di queste ultime appare uno dei punti più deboli di tutto il processo di attuazione dell’Asl obbligatoria”. Serve infine una Cabina di Regia Nazionale e l’adozione della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola lavoro.
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Alternanza scuola-lavoro? Siamo alla farsa / le studentesse sacrestane?!

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