Il nobile palermitano Ludovico Saladino inserì nel suo testamento una disposizione: “si edificasse un monastero collaterale o vicino di quel di Santa Chiara, di donne nobili, ma che, non potendosi maritare secondo la qualità, si dovessero educare in quello lì; fatte poi monache, dovessero passare nel monastero di Santa Chiara”.

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“Che dovessero lasciar d’abitare il conservatorio per aver rotto la clausura e ritornassero al loro monasterio”: così l’Arcivescovo dell’epoca pose fine a quel “via vai”
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