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ANP boccia l’accordo del 29 dicembre tra il Miur e i sindacati

📅 Pubblicato il 05 October 2026 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di di scegliere il prof che serve alla propria scuola • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it

Per Rusconi  «questo è il primo passo per smontare la riforma», perché poi toccherà «alla chiamata diretta»: la possibilità per i presidi di scegliere il prof che serve alla propria scuola è uno dei punti più contestati della legge 107, insieme con il bonus di merito per i docenti più bravi, sempre assegnato dal dirigente scolastico con un consiglio di valutazione.

Allora si ricomincia da capo. Con una nuova ministra dell’Istruzione, ex sindacalista, che come primo atto incontra quei sindacati per oltre mille giorni quasi ignorati dalla precedente titolare del Miur. E insieme firmano un «accordo politico» che «cancella» uno dei cardini della riforma, l’obbligo per ogni docente di restare al suo posto per tre anni per poi, in caso di trasferimento, finire negli «ambiti», bacini territoriali legati alle province, ed essere scelto da un preside in base a competenze e curriculum.

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ANP, contraria all’accordo sulla mobilità: ‘privilegia solo gli insegnanti’

Una posizione nettamente contraria, quella di ANP, a proposito dell’accorso sulla mobilità siglato nella tarda mattinata di ieri tra il Miur e i Sindacati

Pubblicato da Lucio Mazzotti – 30 dicembre 2016

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Come un fulmine a ciel sereno giunge nella giornata di oggi l’opinione autorevole del Vice Presidente ANP, Associazione Nazionale dei Dirigenti Scolastici, Mario Rusconi, circa la sua posizione nettamente contraria rispetto all’accordo raggiunto, nella tarda mattinata di ieri 29 dicembre 2016, tra il Miur e i Sindacati sulla mobilità dei docenti per il prossimo anno scolastico.

ANP boccia l’accordo del 29 dicembre tra il Miur e i sindacati

La posizione dell’ANP pare una vera e propria bocciatura rispetto alle iniziative intraprese nelle passate ore dalla neo ministra Fedeli, venendo incontro alle aspettative dei tanti insegnanti a proposito del loro futuro rientro nelle provincie di residenza. Insomma, una nuova gatta da pelare per il Miur che dovrà presto arginare, in vista delle polemiche del mondo della scuola che di certo non si faranno attendere.

Le dichiarazioni di Mario Rusconi non tardano ad arrivare: «Gli accordi di ieri sulla mobilità favoriscono le necessità personali (dei professori), penalizzando quelle degli studenti». Una frase che non lascia dubbi circa la posizione ostativa dell’ANP rispetto agli accordi politici maturati nelle scorse ore tra il Ministero e le maggiori sigle sindacali del comparto scuola (ad esclusione del sindacato Gilda).

Rusconi, ANP: ‘Un passo indietro rispetto alla Buona Scuola’

Secondo lo stesso Rusconi, l’accordo intrapreso ieri rappresenta di fatto un passo indietro rispetto all’impianto legislativo insito nella Buona Scuola, infischiandosene in maniera palese delle necessità, dei bisogni e dei diritti degli studenti oltreché del loro specifico successo formativo. Secondo l’opinione del Vice Presidente ANP, il patto siglato ieri avvantaggerebbe ampiamente solo le necessità personali degli insegnanti. E aggiunge: «Poi ci si meraviglia se noi italiani siamo in fondo a tutte le classifiche».

Ma la clamorosa presa di posizione del numero due dell’Associazione dei Presidi non si esaurisce con queste affermazioni, ma va oltre e parla persino di privatizzazione della scuola, con i docenti – secondo Rusconi – che diventerebbero dei veri ‘proprietari del posto di lavoro’. A questo punto, senza peli sulla lingua, lancia una proposta davvero esemplificativa: «Allora abbiamo il buon gusto di dire ‘cambiamo la 107’». E conclude facendo emergere alcuni aspetti secondo cui l’accordo di ieri complicherebbe ancor di più le procedure sinora messe in atto. Ovvero: «Questo meccanismo della mobilità va a scapito della funzionalità delle scuole stesse».

Circa 200mila insegnanti chiederanno di trasferirsi: di nuovo il caos

Rusconi continua il suo intervento facendo anche numeri e previsioni a favore di una situazione di confusione e disordine che quasi sicuramente si verificherà, così come è avvenuto all’inizio di questo anno scolastico. In particolare, l’impavido rappresentante dell’ANP ipotizza, infatti, che la quantità prevista da parte del Miur sul numero complessivo di 50mila insegnanti, i quali cercheranno in tutti i modi di trasferirsi (come è giusto che sia), sarà ampiamente superata di almeno di 4 volte, il numero totale delle richieste di trasferimento, così come si è verificato l’anno scorso attraverso la mobilità straordinaria. Insomma, regnerà ancora una volta il caos.

http://www.scuolainforma.it/portale/2016/12/30/anp-contraria-allaccordo-sulla-mobilita-privilegia-solo-gli-insegnanti.html

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L’associazione presidi contraria

«Si favoriscono necessità personali penalizzando gli studenti»

Privatizzazione. È questa la vera privatizzazione con gli insegnanti proprietari del posto di lavoro

di Mario Rusconi – 30/12/2016

Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale dei presidi, è netto: «È un passo indietro rispetto alla buona scuola, si tornano a favorire le necessità personali degli insegnanti a scapito dei diritti degli studenti disinteressandosi al loro successo formativo, poi ci si meraviglia se noi italiani siamo in fondo a tutte le classifiche». Questa, aggiunge, «è la vera privatizzazione della scuola con i docenti proprietari del posto di lavoro, allora abbiano il buon gusto di dire “cambiamo la 107”». Il dirigente boccia del tutto l’accordo firmato dalla ministra Valeria Fedeli con i sindacati: «Mi sembra che complichi ancora di più le procedure: questo meccanismo della mobilità va a scapito della funzionalità delle scuole stesse». Il Miur prevede che almeno 50 mila docenti chiederanno il trasferimento. «Saranno molti di più, basti pensare ai 200 mila che lo scorso anno hanno approfittato della mobilità straordinaria: anche il prossimo settembre avremo il caos». Per Rusconi  «questo è il primo passo per smontare la riforma», perché poi toccherà «alla chiamata diretta»: la possibilità per i presidi di scegliere il prof che serve alla propria scuola è uno dei punti più contestati della legge 107, insieme con il bonus di merito per i docenti più bravi, sempre assegnato dal dirigente scolastico con un consiglio di valutazione. «Ma le leggi – insiste Rusconi – le cambia il Parlamento non il sindacato, troppo aberrante che la ministra si sia piegata in questo modo ai sindacati».

(C. Vol.)

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=61E6MD&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

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Scuola, marcia indietro. Il prof può chiedere di tornare vicino a casa

L’intesa con i sindacati. La stima: effetti su 50 mila docenti

di Claudia Voltattorni – 30/12/2016

ROMA Si torna al punto iniziale. C’era una volta la Buona scuola. Quella che doveva premiare il merito, assegnare i prof giusti alle scuole che ne avevano bisogno, dare un po’ di stabilità e cancellare la supplentite. Non è successo. Gli insegnanti che servivano non sono arrivati (non tutti almeno). I supplenti sono rimasti. Migliaia di persone hanno dovuto trasferirsi lontano pur di avere una cattedra. E in molti istituti il clima è diventato rovente.

Allora si ricomincia da capo. Con una nuova ministra dell’Istruzione, ex sindacalista, che come primo atto incontra quei sindacati per oltre mille giorni quasi ignorati dalla precedente titolare del Miur. E insieme firmano un «accordo politico» che «cancella» uno dei cardini della riforma, l’obbligo per ogni docente di restare al suo posto per tre anni per poi, in caso di trasferimento, finire negli «ambiti», bacini territoriali legati alle province, ed essere scelto da un preside in base a competenze e curriculum.

A partire dalla prossima primavera invece ogni insegnante di ruolo potrà subito chiedere di essere trasferito in un’altra scuola vicino a casa e indicare quale, fino a un massimo di 5 istituti: se non ci sarà posto per lui, avrà altre 4 possibilità. Inoltre potrà scegliere fino a 10 province (15 se non sceglie la scuola): se da Udine, ad esempio, non riuscirà a trovare una cattedra a Palermo, potrà indicare anche le province vicine. Questo significa che anche il prossimo anno scolastico, dopo quello in corso, vedrà un via vai di docenti su e giù per la Penisola. Il Miur ne prevede almeno 50 mila, per i sindacati saranno ben di più. E per la maggior parte c’è da aspettarsi che saranno viaggi dal Nord verso il Sud.

D’altronde, lo scorso settembre sono state 200 mila le persone che hanno usufruito della cosiddetta mobilità straordinaria, cioè la possibilità di chiedere un’assegnazione provvisoria di una cattedra per non doversi allontanare troppo da casa. Il che, il primo giorno di scuola, si è tradotto in un caos con cattedre occupate da un avente diritto che però non si è presentato potendo restare vicino a casa. In molte classi d’Italia, nel giro di pochi mesi, sullo stesso posto si sono susseguiti anche 4 supplenti.

«Non si smonta la legge 107 (la Buona scuola, ndr )» sottolinea però decisa la ministra Valeria Fedeli: «Quella siglata è un’intesa a favore della scuola, abbiamo avviato un percorso di responsabilità e serietà che mette al centro il funzionamento del nostro sistema di istruzione». L’obiettivo, spiega, «è il miglioramento delle condizioni della scuola, pensando a chi ci lavora e a chi la frequenta». E poi, «si tratta di una misura straordinaria, esclusivamente per la mobilità dell’anno scolastico 2017-2018: resta fermo infatti l’obiettivo prioritario, chiaramente indicato dalla 107, della continuità didattica».

Esultano i sindacati. L’accordo è stato firmato da Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal: «È frutto di un meticoloso lavoro di mediazione favorito anche dall’atteggiamento di attenzione e apertura al dialogo assunto dalla ministra Fedeli a partire dall’incontro del 22 dicembre». Per Pino Turi della Uil «nella 107 ci sono stati errori palesi, per fortuna il clima è cambiato e ora stiamo riavvicinando la teoria alla pratica». Nessuna intesa invece per la Gilda, che alla ministra ha chiesto un deciso passo indietro su tutta la Buona scuola, a partire dalla «chiamata diretta dei presidi»: un punto della riforma che la ministra non vuole toccare ma che per i sindacati invece è il prossimo passo. L’accordo firmato rimanda infatti a «un accordo separato e parallelo» le «procedure e modalità per l’assegnazione alle scuole dei docenti in un quadro di requisiti stabiliti a livello nazionale per assicurare imparzialità e trasparenza». Come dire: stop ai presidi che scelgono il prof che vogliono.

Claudia Voltattorni 

[email protected]

http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/scuola-marcia-indietro-il-prof-puo-chiedere-di-tornare-vicino-a-casa.flc

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=61E6K5&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

 

 

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