Ma sì, perché no, cominciamo con la valutazione dei presidi e delle scuole.
Polibio condivide la lezione che Lucio Ficara ha impartito al preside del liceo “Brocchi” di Bassano, Giovanni Zen, sull’assurdità della determinazione di “dare i voti anche ai prof”, operazione “non attuabile nel nostro scassatissimo sistema scolastico e nel nostro dissestato Paese” anche perché un’onesta operazione di verità dovrebbe portarci a “dire che la politica italiana” è tutta responsabile della decisione di distruggere la scuola pubblica
Ma sì, perché no, cominciamo con la valutazione dei presidi e delle scuole.
(di Polibio)
Anzi, cominciamo con la valutazione del sistema scolastico e di chi, da ministro della disistruzione (Maristella Gelmini, de’ Neutrini, trasvolata da Brescia a Reggio Calabria per sostenervi gli esami di abilitazione alla professione forense), oltre a impoverire di otto miliardi e più di euro le scuole, lasciando senza lavoro 140.000 precari, l’ha ridotto nelle attuali disastrate condizioni. Anche con la connivente “distrazione”, che è responsabilità grave, di presidi-padroni, detrattori dei docenti, che offendono le donne.
Ma sì, perché no, cominciamo con la valutazione dei presidi e delle scuole.
(di Polibio)
Polibio condivide la lezione che Lucio Ficara ha impartito al preside del liceo “Brocchi” di Bassano, Giovanni Zen, sull’assurdità della determinazione di “dare i voti anche ai prof”, operazione “non attuabile nel nostro scassatissimo sistema scolastico e nel nostro dissestato Paese” anche perché un’onesta operazione di verità dovrebbe portarci a “dire che la politica italiana” è tutta responsabile della decisione di distruggere la scuola pubblica e di avvilire la professione del docente, rendendola una figura marginale, sia dal punto di vista economico, sia da quello del prestigio sociale”.
Nelle condizioni attuali del sistema scolastico, qualsiasi procedimento di calcolo, articolato in un certo numero di passaggi assolutamente disomogenei e dalle considerevoli differenze territoriali anche per quanto concerne l’ambito sociale e quello economico, sarebbe “semplicemente una grossa sciocchezza” e confermerebbe l’inespressa volontà di affossare definitivamente un sistema, quello scolastico, ridotto al collasso e che pertanto avrebbe bisogno di interventi per rimetterlo in sesto. Polibio ritiene che il sistema scolastico, pur se in disastrate condizioni, può essere sottratto dalla riduzione in macerie. E quindi deve essere oggetto di valutazione. Di attenta valutazione. Compresa la valutazione della gestione e del comportamento dei dirigenti scolastici, tra i quali sono stati e sono presenti molti che, pur nelle difficoltà ormai da molti anni assolutamente evidenti, hanno operato con eccellente impegno e con scrupolosa correttezza, ma tra i quali sono stati e sono presenti personaggi che hanno gestito le scuole da presidi-padroni, che si sono comportati e che si sono espressi in modi e forme assolutamente disdicevoli, che sarebbe stato opportuno rimuovere dalla funzione di dirigente scolastico o restituire al ruolo di provenienza, che hanno gravemente offeso le donne, le centinaia di migliaia di maestre e professoresse nelle scuole statali di ogni ordine e grado.
Sulla necessità della valutazione dei dirigenti, oggettivamente possibile e non più eludibile, ritornerò più avanti, premettendo che dalla insufficiente organizzazione e gestione delle scuole da parte di presidi-padroni – organizzazione e gestione che invece vanno democraticamente condotte con la partecipazione dei docenti e del personale Ata in tutti i loro aspetti (diversamente da come vorrebbero quei presidi-padroni che puntano sull’irragionevole conquista del potere assoluto, denigrando e offendendo gli e le insegnanti) – derivano quei guasti che (complice la responsabilità di chi ha consentito e che continua a consentire quei disdicevoli e offensivi comportamenti senza intervenire, senza censurarli e senza promuovere i conseguenti procedimenti disciplinari) caratterizzano negativamente un sistema scolastico che si presenta come una nave alla deriva che si inclina e rimane, col rischio di affondare e di inquinare le acque e l’ambiente, disastrosamente incagliata tra gli scogli del mare dell’Isola del Giglio
Adesso, una valutazione del sistema scolastico. Edifici scolastici niente affatto in regola con le norme di legge sulla sicurezza. Classi pollaio per ridurre il numero degli insegnanti. Riduzione dell’orario settimanale delle attività didattiche, sempre finalizzata a ridurre il numero delle classi e conseguentemente il numero dei docenti. Studenti delle scuole secondarie di secondo grado che, non avendo provveduto il dirigente scolastico a sostituire il docente assente in una delle ore dell’attività didattica giornaliera, rimangono in aula a giocare a carte, oppure, se si tratta dell’ultima ora o delle ultime due ore dell’attività didattica, escono dalla scuola con largo anticipo. Edifici scolastici privi di palestre e di tant’altro. Dispersione scolastica, e non c’è da meravigliarsi di fronte agli squilibri e alle macroscopiche insufficienze del sistema scolastico, in aumento. Eppure, l’obbligo scolastico dovrebbe essere portato fino al compimento del diciottesimo anno d’età, anche perché così “saremo europei”.
Gravissimo è stato lo scompenso nell’assegnazione del “tempo pieno” nelle scuole dell’intero territorio nazionale, quindi con rilevanti disparità e con gravissimo danno a carico degli studenti che più degli altri ne avrebbero bisogno.
Pessima è stata la gestione, anche se il fenomeno ha positive eccezioni, delle risorse del fondo d’istituto, nel quale i “clienti” dei presidi-padroni hanno trovato il loro “porto franco”. Un sistema nel quale, con precise intenzioni del preside-padrone di crearsi un servizievole e ubbidiente gruppo di “amici-clienti” oppure per “incompetenza” dello stesso preside-padrone (ma in questo caso è legittimo non credere all’incompetenza!), ci sono stati insegnanti (con o senza esenzione, totale o parziale, dall’insegnamento) che hanno ricoperto, anche per decisione del preside-padrone, addirittura facendone cumulo, la funzione di collaboratore del preside (da quest’ultimo scelto) e magari di vicario (sempre per decisione del preside), dal compenso annuale variabile da una scuola all’altra (e magari corrispondente a più di 5.000 euro), nonché di componente del Consiglio d’istituto e di rappresentante sindacale unitario (sia pure democraticamente eletto), e magari con attribuzione di uno o più progetti retribuiti col fondo d’istituto. Oppure anche di delegato sindacale.
Uno studente del primo anno del corso di laurea in Giurisprudenza non avrebbe nessun dubbio sull’incompatibilità. Un pateracchio che non trova ragion d’essere. Ma che è uno degli aspetti che si aggiungono agli altri prima richiamati, che portano alla formulazione di un giudizio negativo sull’operato di un ministro disattento, disinformato ed epocale nella riduzione del sistema scolastico alle disastrate condizioni che lo caratterizzano. E che purtroppo non è facile recuperare alle condizioni che, sebbene non assolutamente efficaci ed efficienti, lo rendevano positivo nell’ambito dei Paesi della Comunità europea.
Di chi è la responsabilità di tanto strazio? Certamente, non degli insegnanti? Di un ministro ubbidiente agli ordini di altri due ministri: Tremonti e Brunetta? Si potrebbe rispondere con un sì. Ma anche di quei presidi-padroni che non hanno saputo gestire la scuola. Che utilizzano le espressioni “i miei insegnanti”, “il mio segretario”, “i miei bidelli”, e così via di seguito, come se fossero “padroni” della scuola e di chi in essa lavora. Che si comportano da detrattori dei docenti e che offendono le insegnanti. Che si comportano da misogini per l’evidente atteggiamento psicologico preconcettuale di avversione e di ostilità verso la donna e il genere femminile, magari derivante dall’età prossima al pensionamento e dall’assistere impotenti al trascorrere del tempo. Che a scuola non sono sempre presenti, che anzi dalla scuola sono spesso assenti. Che hanno il dovere di recarsi ogni giorno a scuola pur se la loro residenza anagrafica sia distante molte decine di chilometri, ed anzi avrebbero il dovere di timbrare il badge elettronico, e non lo fanno. E tra i presidi-padroni ci sono quelli che oggi parlano di pensionamento “coatto” pur avendo maturato i requisiti per l’accesso alla pensione: 65 anni d’età o 40 anni di contributi. Come si suole dire: comandare da preside-padrone è meglio di fare il padrone a casa propria, sempre che nella propria casa ci sia chi gli consenta di farlo.
Il preside Gianni Zen e gli altri presidi che la pensano come lui sappiano che da parte dei docenti c’è una richiesta assolutamente legittima, ma purtroppo tuttora inevasa e insoddisfatta: che sia restituita alla scuola, alle scuole, quella qualità che è stata sconvolta e scompensata da una dissennata politica del risparmio quale sciagurata conseguenza dell’incapacità di recuperare (o dalla volontà di coprire e di favorire gli evasori?) i 140 miliardi di euro annualmente finiti nelle ingorde tasche degli evasori fiscali. Questi soldi, in parte, servivano e servono per realizzare corsi e attività di aggiornamento per gli insegnanti, aggiornamento che tuttora è a totale carico, per quanto concerne il costo, dei docenti, peraltro dagli stipendi più bassi nel confronto con quelli dei colleghi degli altri Paesi dell’Europa e addirittura colpiti, gli stipendi dei docenti italiani, dalla scure che ha riguardato il blocco degli scatti e quindi dell’aumento. A cosa può servire la “valutazione” degli insegnanti (e poi da parte di chi, forse da parte dei presidi-padroni che offendono le centinaia di migliaia di donne che insegnano nelle scuole statali e che sono detrattori degli oltre settecentomila docenti) quando, avendo frequentato i percorsi di aggiornamento sui nuovi risultati della ricerca scientifica disciplinare una volta finalmente correttamente attivati, avranno acquisito la certificazione e il diritto a integrare il proprio curricolo?
Il preside Zen e i suoi colleghi non possono ignorare le differenze, addirittura macroscopiche, che caratterizzano le scuole in relazione all’ambiente, e non soltanto. Sanno bene che dalle differenze sociali ed economiche dipendono i flussi dell’evasione scolastica, l’esistenza di classi “selezionate”, il numero degli alunni di ciascuna classe, il tempo pieno e il tempo “ridotto”, i parametri e i criteri di valutazione degli alunni, l’impegno dei docenti per trovare positiva soluzione alle problematiche delle scuole (soprattutto quelle di secondo grado, ma anche di molti istituti comprensivi), anche con riferimento agli indirizzi formativi, situate in determinate aree territoriali. E se in quelle aree il dirigente scolastico non è sempre presente, la via del fallimento è facilmente percorribile. E allora è il dirigente scolastico che va valutato.
Nessuno degli insegnanti è “legato a un sistema autoreferente e chiuso” ed è vero che “la valutazione delle competenze nel mondo del lavoro” è “una cosa che è ovvia” per comprenderla. Un tempo esistevano le cosiddette qualifiche, annualmente attribuite ai maestri e alle maestre, ai professori e alle professoresse, rispettivamente, dagli allora “direttori didattici” e “presidi”: in un clima di favori e di ricatti, di minacce e di cedimenti, di vantaggi o di punizioni (anche con risvolti positivi o negativi nella carriera e conseguentemente nello stipendio). Qualifiche che si distinguevano in sufficiente, buono, distinto, ottimo, e in insufficiente. Gli insegnanti, ormai sono trascorsi parecchi decenni, si sono liberati da quella forma di potere, spesso non obiettivo e talvolta addirittura prevaricatore, dei direttori didattici e dei presidi.
La richiesta, quale legittima “pretesa” costituzionalmente garantita a tutti, “di un servizio pubblico di qualità, trasparente e rendicontabile”, è democraticamente giusta. “La via democratica della massima trasparenza, di tutti i propri atti e anche delle proprie prestazioni” è determinante se si vuole che la scuola possa “ritornare ad essere la vera priorità del nostro Paese”. Ed è per questo – Polibio, che non insegna nelle scuole statali e non statali, ne è certo e si permette di suggerirlo al preside Zen – che a essere valutati debbono essere i dirigenti scolastici e le scuole, insieme, nei cui confronti la valutazione è tutt’altro che complessa, e pertanto non bisogna fare ricorso agli algoritmi che possano risolvere la vera complessità, che in effetti non c’è. E se il Collegio dei docenti non aderisce alla valutazione dei docenti, è un suo diritto, mentre è assurdo che si confonda il “lavoro” del docente, “che per mestiere valuta”, con la pretesa di chi vorrebbe, chissà perché, imporre la valutazione del docente in un sistema scolastico reso devastato, oltre che dalle disastrose scelte epocali di politici inadatti e/o inadeguati, dai comportamenti di un certo numero di dirigenti scolastici, anche se non presidi-padroni.
A parte ciò, cosa ci può dire il preside Zen della circostanza che ci sono molti dirigenti scolastici che permangono da oltre un decennio nello stesso istituto scolastico, soprattutto se con un numero di alunni iscritti alquanto superiore alle mille unità, addirittura fino a 2.500? E che ricevono un benefit, proprio in relazione al numero di alunni iscritti, annualmente consistente fino a circa 30.000 euro? Perché non sono stati realizzati posti di dirigente scolastico e, con essi, posti di direttore dei servizi generali e amministrativi, di assistente amministrativo?
Quale credibilità dare a quel dirigente scolastico che – indicandosi anche come vicepresidente nazionale della Dirpresidi, ma anche come presidente regionale per la Sicilia della stessa Dirpresidi, e alternativamente con altre “funzioni”, ma anche come presidente (a quanto sembra, a “tempo indeterminato”) di aetnanet, in cui vengono indicate come “consorziate” 94 scuole – che offende centinaia di migliaia di maestre e di professoresse delle scuole statali con l’espressione che “tutti sappiamo che” le loro “ferie” sono un “privilegio dovuto alla consuetudine per cui la docenza è un terreno franco con un fortissimo trand di femminilizzazione, che barattando basso salario con grande disponibilità di tempo-casa, possono svolgere ambedue le evenienze”, e che offende oltre 700.000 docenti delle scuole statali affermando che le “ferie”, che per i docenti coincidono con i mesi estivi di luglio e di agosto, “gli consentono di stare a casa o di svolgere doppi o tripli lavori”? Ma dove vive costui? Un preside-padrone, irriguardoso verso tutti i docenti, come si evince dalle sue offensive e disciplinarmente contestabili espressioni, anche nei confronti dei dirigenti del Miur, “burosauri emanazione diretta delle centrali sindacali”, del Miur “che fa gli accordi perversi con i sindacati”. Un preside-padrone che parla di “consuetudine radicata per decenni” il “considerare la scuola terreno franco e luogo dove collocare, a mo di cassa integrazione, una massa enorme di manodopera intellettuale che non risponde a nessuna e a nulla della qualità del servizio svolto” (lui compreso?) e che “è difficile da smontare”.
Il dirigente scolastico che ha offeso tutti gli insegnanti (e non soltanto loro) delle scuole statali (donne e uomini), Salvatore Indelicato, del “Cannizzaro” di Catania, è lo stesso che – con comportamento antisindacale e in violazione del diritto di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, purché rispondente a verità documentata o in quanto tale testimoniabile, sancito dal primo comma dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica – ha “ordinato”, con “decisione” irrevocabile, al direttore responsabile della redazione di aetnanet, Pasquale Almirante, che Polibio (cioè il prof. Sebastiano Maggio, della “ex cgil”, una Cgil tutt’altro che “ex”) “non può scrivere su aetnanet” E ha rimosso dal sito gli oltre 90 articoli pubblicati da Polibio, ottenendo oltre 125.000 accessi da parte di migliaia di lettori, nei diciotto mesi precedenti. Polibio si era “permesso”, naturalmente sulla base di fonti primarie in suo possesso e di notizie facilmente verificabili, di evidenziare l’esistenza di “dirigenti scolastici stranamente assenti”, di vicari che arraffavano incarichi retribuiti, di anomalie e di irregolarità in determinate scuole, della “libera uscita” di dipendenti durante l’orario di lavoro a disperdersi per ambienti vicini e lontani alla scuola, di caselle vuote nei registri di protocollo riempite, anche a distanza di mesi, con propria scrittura, da persona assunta in servizio nei mesi successivi.
Un “bavaglio” che è stato seguito dalle immediate dimissioni del direttore responsabile della redazione, Pasquale Almirante, e dalla decisione dei più letti tra i collaboratori (Aldo Domenico Ficara, Giovanni Sicali, Lucio Ficara) di non scrivere più per un sito che impedisce “di manifestare il proprio pensiero” e di evidenziare con la dovuta forza e con piena determinazione le storture e le irregolarità esistenti in determinate scuole, per responsabilità dei dirigenti scolastici (che, a dire dell’Indelicato, da appartenenti a aetnanet, avevano insistentemente telefonato, in quei giorni, lamentandosi nei confronti di Polibio). Conseguentemente, gli accessi ad aetnanet sono subito precipitati, con una perdita notevolissima (saranno più di un milione nell’arco di dodici mesi).
Va detto che l’acrimonia dell’Indelicato nei confronti della Cgil (tutt’altro che ex) e di chi la Cgil Scuola ha rappresentato negli incontri di contrattazione) troverebbe la sua origine nell’essere stato obbligato anni fa, a seguito dell’intervento di funzionari dell’Ispettorato del lavoro richiesto dalla Cgil Scuola, a oscurare gli schermi dei televisori sui quali, comodamente seduto nella stanza della direzione, osservava le riprese delle telecamere installate nei corridoi e in altri ambienti (bar compreso) della scuola; e dall’essere stato condannato per comportamento antisindacale dalla Corte di appello, sezione lavoro, di Catania, nonché alle spese processuali per una somma pari a 2.000 euro, per avere impedito ai docenti e al personale scolastico nel suo complesso a partecipare alla legittime assemblee in ambiente esterno alle scuole: Legittimità delle “assemblee di strada” organizzate dalla Flc-Cgil.
Ebbene, quale fiducia si potrebbe avere nei confronti di un dirigente scolastico che agisce per esclusione e che evidenzia la sua smaccata parzialità? Potrebbe mai un dirigente smaccatamente parziale, che peraltro offende le donne e che offende gli insegnanti (che, secondo il suo “pensiero”, svolgerebbero “doppi o tripli lavori” durante i mesi di luglio e di agosto), appartenere alla schiera dei valutatori, quando è il caso – ma non si tratta di un caso isolato – che a dovere essere “valutato” è proprio lui? Peraltro, la questione concernente la sua smaccata parzialità (certamente alquanto grave), comunque con riferimento alla Cgil, deve portare i dirigenti scolastici, i docenti, il personale Ata delle scuole che vengono indicate come consorziate in aetnanet (e sicuramente, in esse, sono molti gli iscritti alla Flc-Cgil e molti i simpatizzanti e moltissime le persone libere) a riflettere sull’opportunità di permanere in un sito “capeggiato” a “tempo indeterminato” da un presidente che agisce “in proprio” e che, data la sua smaccata parzialità, non li considera affatto e addirittura li esclude.
E quale credibilità dare al dirigente scolastico dalla doppia faccia, “anima candida” dal comportamento servile e dal linguaggio ossequioso, quando si inginocchia davanti le autorità scolastiche e le rispetta (a partire dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia, la dottoressa Maria Luisa Altomonte), che da diretto interessato si trasforma in aggressivo e sproloquiante (una supercazzola dopo l’altra) – firmando i suoi articoli con lo pseudonimo, qual è quello di Fioretto, contestando aspramente il corretto operato del direttore regionale dell’Usr dottoressa Altomonte – quando si vede sfuggire l’obiettivo (data la corretta applicazione della legge n. 111 del 15 luglio 2011) del trasferimento al Convitto nazionale “Cutelli” di Catania perché scuola sottodimensionata. Insomma, una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde, nel quale è facile distinguere chi si presenta come dottor Jekyll e chi si distingue come mister Hyde.
Come fidarsi dell’uno e dell’altro? E come fidarsi di chi, quando si provvederà a valutare la scuola affidata alla sua funzione dirigenziale, risulterà pervenuto a risultati niente affatto positivi o addirittura assolutamente negativi nell’organizzazione e nella gestione della scuola?
Ebbene, siano valutati per primi questi e gli altri dirigenti scolastici che, ed è facile accertarlo, si sono comportati da assenteisti e/o da presidi-padroni; e si decida se tenerli in servizio o mandarli a casa (magari di riposo).
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