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Concorso dirigenti: il silenzio dell’Usr Sicilia e previsioni sul futuro

📅 Pubblicato il 12 October 2011 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Silvana La Porta • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it
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Mercoledì, 12 Ottobre 2011


Concorso dirigenti: il silenzio dell’Usr Sicilia e previsioni sul futuro
News
Postato da Silvana La Porta   
Martedì 11 Ottobre 2011 00:00
Il silenzio dell’USR Sicilia…(da ceripnews)  
Le OO.SS. Regionali Sicilia dell’Area V sono ancora in attesa di un incontro chiesto unitariamente a fine mese di settembre proprio sul concorso per Dirigenti Scolastici in fase di espletamento, sulla rinnovazione del concorso 2004 (correzione degli elaborati) e sulla ricostruzione del profilo pensionistico dei Dirigenti Scolastici collocati in quiescenza e non ancora beneficiari degli incrementi stipendiali del vigente CCNL Area V con particolare riguardo alla criticità della situazione di Palermo e Messina dove ristagnano da anni dette procedure. A tutto oggi, fino al momento in cui scriviamo, il Direttore Generale dell’USR Sicilia non convoca, pur essendo abbondantemente trascorsi i termini contrattuali previsti e con la conseguenza che le OO.SS. dell’Area V ricevono anche pressanti solleciti da parte degli iscritti che chiedono chiarimenti sugli argomenti sopra esposti. (n.b.) 

Ma non basta; il resto di  questa sceneggiata, che tanto piace alla Gelmini, sarà subito dopo la prova preselettiva. Poiché il Ministero ha rinunciato alla preselezione on line, collaudata per la mobilità professionale del personale ATA, i plichi arriveranno a Roma, si provvederà alla scannerizzazione delle risposte e poi, finalmente si saprà l’esito, con tempi finora incerti, ma con un calendario d’esame che è già prestabilito, trarre eventuali deroghe dell’ultimo minuto.
Nelle more, che faranno i candidati? Convinti di aver dato l’80/100 delle risposte esatte, tutti torneranno a studiare in vista delle più ardue prove da svolgere con il modello convenzionale (penna e foglio di carta), per affrontare un saggio che può spaziare sull’universo intero previsto nel bando di concorso e soprattutto sull’analisi di un caso che per quasi tutti i candidati, tranne quelli che hanno qualche conoscenza / esperienza di studi sociali, è arabo!
Si tratta di una new entry nello scenario scolastico corrente: una prova abbastanza ardua, che dopo lo spazio offerto alla fantasia pedagogico – metodologico – didattica nel saggio, costringerà i candidati alla trattazione di un oggetto di analisi da sviluppare – risolvere mettendo in evidenza tutte le competenze che esso richiede piuttosto che una descrizione -osservazione asettica o peggio in chiave scolastica.
L’idea di far sviluppare un tema del genere ai candidati, dando per scontato che anche nelle commissioni ci siano competenze specifiche, mi lascia desumere che al MIUR qualcuno che conta si sia bevuto il cervello. Passare dal “progettino” dei concorsi precedenti, che era una mera esercitazione pedagogico-organizzativa con annessa schedina contabile finale, ad un’analisi di caso affidata alle mani affatto esperte, se non in teoria e sempre che si sia studiato sui testi giusti, è davvero giocare sporco per i candidati e per gli commissari che avranno da leggere, studiare, comparare, valutare secondo una pluralità di modelli, stante il diverso approccio che ogni candidato potrà dare alla sua analisi.
Trarre rare, quanto lodevoli eccezioni, nel mondo della scuola non sono mai state richieste tanto specifiche competenze, e nel mondo della ricerca, il grosso dell’analisi dei casi è stata di taglio clinico o psicoanalitico – comportamentale. Adesso il “caso” da analizzare entra nella scuola (attenzione a non confonderlo con il soft e più noto  problem solving), perché questo ha tratti più specifici e peculiari: “gestione dell’istituzione scolastica con particolare riferimento alle strategie di direzione anche in rapporto alle esigenze formative del territorio”.
Da qui discende un’attenta analisi descrittiva, obiettivi, soluzione/i adottata/e rispetto alle risorse. E’ condizione previa che il candidato abbia conoscenze di carattere pedagogico-culturale, giuridico-normativo e tanto equilibrio interno, nella consapevolezza che un’errata impostazione può compromettere la prova, come un’errata gestione di un caso, posto come problema concreto a scuola, può compromettere il buon funzionamento dell’Istituzione.
Non sfuggirà a nessuno, a questo punto, che la descrizione e l’analisi del caso, l’ipotesi di soluzioni, la ricerca operativa delle stesse, l’azione, e la verifica-valutazione sull’efficacia o meno dell’intervento previsto, vanno ben oltre la mera esercitazione scritta. Se così stanno le cose, ne vedremo delle belle fino alla fine del concorso ed anche nei tribunali. Cosa a cui la scuola si sta abituando velocemente. (ninni bonacasa)
 


 

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