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Ecco tutti i guai della riforma Gelmini: meno scuole meno presidi, meno ata, meno docenti…

📅 Pubblicato il 01 October 2011 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Silvana La Porta • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it
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Sabato, 01 Ottobre 2011


Ecco tutti i guai della riforma Gelmini: meno scuole meno presidi, meno ata, meno docenti…
News
Postato da Silvana La Porta   
Giovedì 01 Settembre 2011 00:00
Rivoluzione organizzativa: i risparmi e gli obiettivi della manovra…(da Tuttoscuola)

 

Pochi se ne sono accorti, ma la scuola italiana sta per essere investita da una profonda riorganizzazione, di portata simile a quella che ha accompagnato l’avvio dell’autonomia scolastica nel 2000, che entro un anno ne cambierà i connotati dal punto di vista organizzativo e gestionale.

Infatti la manovra bis di luglio (Decreto Legge n. 98, convertito nella legge 15 luglio 2011 n. 111, “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”), ha chiamato ancora una volta la scuola a contribuire ai risparmi di sistema in modo più incisivo di quanto, forse, sia stato percepito dall’opinione pubblica e in molti casi anche dai diretti interessati.

Cosa succederà, in sintesi? Ecco una breve rassegna predisposta da Tuttoscuola degli effetti, diretti e indiretti, della manovra:

  • l’accorpamento in istituti comprensivi e il loro ridimensionamento coinvolgerà tre quinti delle istituzioni scolastiche (ognuna – che accorpa più sedi o scuole – con la presidenza e la segreteria amministrativa, e quindi con il dirigente scolastico e il direttore dei servizi amministrativi), cioè circa 5.700 delle attuali 10.500 istituzioni esistenti, quasi tutte del 1° ciclo;

  • i consigli di istituto delle 5.700 istituzioni scolastiche coinvolte nella ristrutturazione decadranno: per questo ultimo anno funzioneranno regolarmente poi si dovrà procedere a nuove elezioni;

  • tutte le rappresentanze sindacali di istituto (rsu) dovranno essere rielette negli istituti ristrutturati; si tratta di circa 14 mila rappresentanti da rieleggere;

  • vi sarà una contrazione di organico di circa 3.180 posti di dirigente scolastico (-30%), di circa 1.130 posti Dsga (-11%), di circa 1.100 posti di assistente amministrativo; non vi sarà incidenza sull’organico dei docenti;

  • la ristrutturazione delle istituzioni scolastiche comporterà una notevole discontinuità didattica e amministrativa (revisione dei Pof, ricomposizione dei collegi docenti, cambio dei revisori dei conti, nuovi bilanci, gestioni finanziarie di esercizi diversi, ecc.);

  • le dotazioni in carico alle istituzioni soppresse o aggregate comporteranno passaggi di beni alle nuove istituzioni e saranno modificati gli inventari, per un valore stimabile in 150 milioni di euro;

  • più di 5 milioni di famiglie vedranno modificato il loro riferimento con la segreteria della scuola e con il dirigente scolastico;

  • accorpamenti delle istituzioni e soppressione di organico modificheranno profondamente la funzione dirigenziale non solo relativamente alla riduzione di posti, ma anche per la modifica della funzione con nuovi carichi di lavoro, riorganizzazione dei servizi e diffusa situazione delle reggenze (circa 2mila).

Tutto ciò è la conseguenza di poche righe contenute in tre commi dell’articolo 19 della legge n. 111, che stabiliscono queste modifiche:

  1. tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovranno essere accorpate in istituti comprensivi;

  2. i nuovi e i vecchi istituti comprensivi dovranno avere almeno 1000 alunni;

  3. le micro-istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni non potranno avere il dirigente scolastico titolare, ma saranno affidate in reggenza ad altro dirigente.

Ma perché tutto questo? Quali gli obiettivi della manovra?

Il decreto legge 98/2011 convertito nella legge n. 111/2011 ha disposto la ristrutturazione della rete scolastica con il duplice obiettivo di:

  • garantire nel 1° ciclo di istruzione un processo di continuità didattica, generalizzando il modello di istituti comprensivi;

  • ottenere una consistente riduzione nella spesa per la rete scolastica, quantificabile complessivamente in circa 200 milioni di euro all’anno

  • finanziare per il triennio 2012/2014, con le risorse conseguenti, il sistema nazionale di valutazione

 

Nelle prossime ore su tuttoscuola.com verranno pubblicate progressivamente notizie sul tema, e sarà a breve scaricabile gratuitamente il testo integrale del dossier.

Rivoluzione organizzativa/2: l’accorpamento in istituti comprensivi

 

Attualmente nel 1° ciclo di istruzione funzionano 7.311 istituzioni scolastiche:

  • 2.120 circoli didattici (organizzano scuole dell’infanzia e scuole primarie),

  • 1.198 istituti principali di scuola secondaria di I grado (organizzano soltanto scuole secondarie di I grado, le ex-scuole medie)

  • 3.933 istituti comprensivi (organizzano scuole dell’infanzia, scuole primarie e scuole secondarie di I grado).

Gli istituti comprensivi rappresentano oggi il 54% delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo. Nati a metà degli anni ’90 dalla fusione sperimentale di circoli didattici e scuole medie nei territori di montagna e nei piccoli comuni, già al momento d’avvio dell’autonomia scolastica nel 2000 erano arrivati al numero di 3.277, il 43,5% delle istituzioni del 1° ciclo. In dieci anni sono aumentati di oltre 10 punti in percentuale, essendo stati considerati un modello vincente dal punto di vista didattico e organizzativo.

D’ora in poi diventeranno il 100% delle istituzioni scolastiche del settore, in quanto i circoli didattici e gli istituti principali di scuola secondaria di I grado (presidenze di scuola media) scompariranno completamente dal sistema nazionale di istruzione per essere accorpati in istituti comprensivi.

Che vuol dire, in pratica? Nulla accadrà alle singole sedi scolastiche (o punti di erogazione del servizio) dove vivono gli alunni, se non che cesseranno di far parte, ad esempio, di un certo circolo didattico, e diverranno parte di un istituto comprensivo. Quel circolo didattico verrà soppresso, insieme alla relativa presidenza e segreteria amministrativa. Ne consegue che per i docenti e per le famiglie cambieranno in molti casi il dirigente scolastico e il direttore amministrativo di riferimento. Cambieranno anche il consiglio di istituto e il collegio dei docenti, e aderiranno a un nuovo piano dell’offerta formativa (Pof). Dovranno essere eletti nuovi rappresentanti sindacali nelle RSU d’istituto.

Se la manovra finanziaria si fosse limitata a prevedere gli accorpamenti in istituti comprensivi senza mettere mano anche al parametro del dimensionamento (almeno mille alunni), la “rivoluzione” della rete avrebbe riguardato soltanto gli attuali 2.120 circoli didattici e i 1.198 istituti principali di scuola secondaria di I grado, cioè complessivamente quasi il 46% delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo (che non è poco), ma, come vedremo, oltre agli accorpamenti vi sarà anche un forte ridimensionamento che toccherà anche i vecchi istituti comprensivi.

Tuttavia anche il solo accorpamento dei circoli didattici e delle presidenze di scuola media, in alcuni territori, scompaginerà l’intera rete, vista la scarsa presenza attuale di istituti comprensivi. È il caso, ad esempio, della Puglia, dove gli attuali istituti comprensivi costituiscono poco più di un quarto (26,7%) di tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo. Anche la Campania, dove gli istituti comprensivi attualmente non raggiungono il 40%, dovrà mettere mano all’intera rete.

Avranno meno accorpamenti da fare le Marche, dove attualmente gli istituti comprensivi rappresentano già il 75% delle istituzioni del 1° ciclo o il Veneto dove i comprensivi sono il 72,5%.

A Oristano, su 27 istituzioni scolastiche del 1° ciclo, attualmente i comprensivi sono 24.

A Bari, invece, dove le istituzioni scolastiche sono 245, gli istituti comprensivi sono attualmente soltanto 12: dovranno essere accorpate – cioè verranno toccate dalla riorganizzazione – tutte le restanti 233 istituzioni, cioè più del 95%.

 

Istituzioni scolastiche del 1° ciclo – a.s. 2010-11

Regioni

tot. istituzioni scolastiche

circoli didattici

presidenze scuole medie

istituti comprensivi

Puglia

643

273

198

172

26,7%

Campania

977

363

230

384

39,3%

Umbria

118

42

27

49

41,5%

Abruzzo

196

66

41

89

45,4%

Piemonte

478

166

90

222

46,4%

Lazio

624

215

105

304

48,7%

Totale Nazionale

7.311

2.120

1.198

3.993

54,6%

Sicilia

836

253

108

475

56,8%

Liguria

149

38

25

86

57,7%

Friuli Venezia G.

135

32

23

80

59,3%

Sardegna

265

63

39

163

61,5%

Emilia Romagna

387

94

50

243

62,8%

Calabria

370

91

43

236

63,8%

Toscana

361

80

47

234

64,8%

Lombardia

923

189

94

640

69,3%

Basilicata

111

25

9

77

69,4%

Molise

64

12

6

46

71,9%

Veneto

494

84

52

358

72,5%

Marche

180

34

11

135

75,0%

 

Area Geografica

tot. istituzioni scolastiche

circoli didattici

Presidenze scuole medie

istituti comprensivi

Sud

2.361

830

527

1.004

42,5%

Totale Nazionale

7.311

2.120

1.198

3.993

54,6%

Centro

1.283

371

190

722

56,3%

Isole

1.101

316

147

638

57,9%

Nord Ovest

1.550

393

209

948

61,2%

Nord Est

1.016

210

125

681

67,0%

Seguiteci.

Rivoluzione organizzativa/3: il nuovo dimensionamento dei 1000 alunni

 

Se il semplice accorpamento sembra riguardare soltanto i 2.120 circoli didattici e le 1.198 presidenze, cioè 3.318 istituzioni scolastiche della vecchia organizzazione, in effetti il “terremoto” riguarderà anche la maggior parte dei vecchi istituti comprensivi. Perché?

L’innalzamento nel 1° ciclo del parametro di dimensione delle istituzioni scolastiche (la misura è costituita dal numero di alunni) dagli attuali 500-900 ad almeno mille alunni metterà in discussione, infatti, gli attuali livelli di dimensione della quasi totalità delle istituzioni e determinerà una drastica riduzione delle istituzioni scolastiche esistenti coinvolgendo anche i vecchi istituti comprensivi.

Saranno salve da questa operazione di nuovo dimensionamento le piccole istituzioni scolastiche (situate nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche) autorizzate a funzionare con popolazione scolastica compresa tra i 300 e i 500 alunni. Nel 1° ciclo dovrebbero essere circa 1.660. Ma dovranno fare a meno, come vedremo, del dirigente scolastico e verranno affidate “in reggenza” al dirigente di un istituto più grande.

Se si considera che attualmente la media di alunni delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo – parliamo di quelle considerate normali per livelli di popolazione scolastica, con esclusione delle 1.660 istituzioni scolastiche sottodimensionate – oscilla intorno a 800 alunni, si può prevedere che le restanti 5.650 (sul totale di 7.311 come da tabella) istituzioni normo-dimensionate, dovranno ridursi del 20% per adeguarsi al nuovo parametro (minimo) di mille alunni.

Conseguentemente dovranno essere soppresse almeno 1.130 istituzioni scolastiche per effetto della doppia manovra di accorpamento e ridimensionamento; rimarranno 4.520 nuovi istituti comprensivi con almeno 1000 alunni ciascuno.

—

Istituzioni scolastiche 1° ciclo

Tipologie di istituzioni scolastiche

Prima

dopo

differenza

circoli didattici

2.120

0

-2.120

istituti principali sec. I grado

1.198

0

-1.198

istituti comprensivi

3.993

6.181

+2.188

Totale istituzioni I ciclo

7.311

6.181

-1.130

Da questa rivoluzione della rete usciranno sopravvissute e ridimensionate 4.520 nuove istituzioni scolastiche, mentre ne saranno appena sfiorate le 1.660 istituzioni scolastiche sottodimensionate (con meno di 500 alunni), in quanto già da tempo costituite per la maggior parte in istituti comprensivi (nei territori montani, delle piccole isole, ecc.) e autorizzate a funzionare anche con meno di 500 alunni. Per un totale di 6.180 istituti rispetto ai 7.311 attuali.

Riepilogando:

  • 5.650 istituzioni scolastiche del 1° ciclo saranno coinvolte nella ristrutturazione, e di loro:

  • 1.130 istituzioni saranno soppresse

  • 4.520 nuovi istituti comprensivi con almeno mille alunni

Rivoluzione organizzativa/4: se a Belluno gli istituti passano da 5 a 3

 

Vediamo un esempio concreto di cosa potrà accadere con la prevista riorganizzazione della rete scolastica.

Prendiamo la città di Belluno, dove vi sono cinque istituzioni scolastiche del 1° ciclo (tre circoli didattici e due istituti principali di scuola secondaria di I grado) che per l’anno scolastico 2011-12 avranno questa dimensione scolastica di alunni:

I   circolo didattico (primaria e infanzia)       635 alunni

II  circolo didattico (primaria e infanzia)      706 alunni

III circolo didattico (primaria e infanzia)      556 alunni

Scuola media Nievo                                      526 alunni

Scuola media Ricci                                        427 alunni       =  totale alunni  2.850

 

Con 2.850 alunni si costituiscono n. 3 istituti comprensivi, a condizione che si aggreghi qualche scuola esterna al Comune per raggiungere almeno le mille unità di alunni.

Alla fine nasceranno tre istituti comprensivi al posto delle attuali cinque istituzioni scolastiche.

E’ ipotizzabile, quindi, che a Belluno verranno soppresse due istituzioni scolastiche su cinque, e una sesta fuori Comune “cederà” un plesso o sede.

Rivoluzione organizzativa/5: le scuole sotto i 500 alunni (e senza dirigente)

 

Nel 2008, quando era stata prevista una revisione della rete scolastica che sostanzialmente naufragò per l’opposizione di molte regioni all’invasione di competenza da parte del Miur, vi erano circa 2.600 istituzioni scolastiche sotto i 500 alunni (addirittura 695 erano scese irregolarmente sotto i 300 alunni, un limite vietato dalla legge).

Da allora la sostanza non è molto cambiata, visto che la prevista riduzione di 1.000-1.200 istituzioni, in tre anni è stata limitata ad una contrazione di solo 212 istituzioni.

Vi erano regioni nelle quali queste istituzioni scolastiche sottodimensionate superavano il 28% di tutte quelle funzionanti sul territorio. Era il caso, ad esempio, della Campania e della Calabria, dove nell’ultimo triennio una ridotta operazione di razionalizzazione è stata effettuata, ma non in maniera drastica, determinando la sopravvivenza di circa il 20% di queste micro-istituzioni.

Ipotizzando (ma non è neanche detto) che di istituzioni scolastiche sotto il limite di legge di 300 alunni non ve ne siano più, attualmente nel 1° ciclo di istruzione vi sono sull’intero territorio nazionale 1.660 istituzioni scolastiche con popolazione compresa tra i 300 e i 500 alunni; nel 2° ciclo ve ne sono altre 390. In tutto sono 2.050 le istituzioni con una popolazione scolastica sotto i 500 alunni, quasi un quinto del totale.

Ebbene, queste istituzioni scolastiche con le nuove norme potranno sì mantenere la loro autonomia e funzionare regolarmente, ma dovranno farlo senza il capo d’istituto. Non avranno, cioè, un dirigente scolastico titolare a dirigerle, bensì un dirigente scolastico reggente, titolare in altra sede normale.

Queste micro-istituzioni scolastiche non saranno coinvolte sostanzialmente nella ristrutturazione prevista per i nuovi istituti comprensivi, perché molte di loro sono già organizzate verticalmente in quel modo; non saranno ridimensionate secondo il parametro dei mille alunni, perché la legge consente loro questa deroga di sopravvivenza sotto i 500, ma perderanno, appunto, il proprio capo d’istituto.

In questo modo, dall’organico nazionale dei dirigenti scolastici verranno a mancare, dunque, 2.050 posti di titolare che, aggiunti ai 1.130 posti delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo soppresse, come abbiamo visto in precedenza, per la ristrutturazione, fanno un totale di contrazione di 3.180 unità.

Temporaneamente alle micro-istituzioni scolastiche può esservi preposto un dirigente scolastico titolare, ma nel giro di un anno o due tutte quelle sedi non avranno un titolare e saranno assegnate in reggenza.

Tutto questo mentre è stato bandito un concorso per assumerne 2.386…

—

Riepilogando:

Istituzioni scolastiche 1° ciclo secondo dimensione

 

Prima

Dopo

Differenza

Sottodimensionate (300-500 alunni)

1.660

1.660

0

Normodimensionate

5.650*

4.520**

– 1.130

Totale

7.310

6.180

– 1.130

* dimensione 500-900 alunni

** dimensione almeno 1000 alunni

Rivoluzione organizzativa/6: ecco dove si sopprimeranno le scuole

 

Parametri e criteri sono uguali per tutti, ma le decisioni degli Enti Locali e, soprattutto, le situazioni demografiche condizioneranno gli esiti finali delle istituzioni scolastiche da sopprimere.

La popolazione scolastica, come si sa, da diversi anni è in diminuzione nelle aree meridionali e in aumento in quelle settentrionali.

Conseguentemente il numero medio di alunni per istituzione scolastica – di poco superiore alle 800 unità come media nazionale – è più elevato al Centro Nord che al Sud e nelle Isole con punte che superano mediamente le 900 unità (Emilia-Romagna e Toscana), mentre scendono sotto le 800 unità in tutte le regioni meridionali e insulari, con punte minime in Molise (numero medio inferiore ai 500 alunni) e in Basilicata (numero medio sui 650 alunni per istituzione).

Dove il numero medio di alunni è più basso vi saranno più soppressioni per assicurare istituzioni scolastiche con almeno mille alunni. Ve ne saranno meno dove il numero medio è elevato.

Una stima di massima fa ritenere che le 1.130 istituzioni del 1° ciclo che verranno soppresse saranno situate in queste aree, con questo probabile esito caratterizzato da maggiore incidenza nelle aree meridionali e insulari rispetto al totale delle istituzioni scolastiche attuali:

—

Stima soppressione istituzioni scolastiche 1° ciclo

Aree

Istituzioni da sopprimere

% su istituzioni attuali

Nord Ovest

– 210

14%

Nord Est

– 115

11%

Centro

– 165

13%

Sud

– 410

17%

Isole

– 230

21%

Totale

– 1.130

15,5%

Rivoluzione organizzativa/7: ecco le riduzioni degli organici di presidenze e segreterie

 

In questa manovra finanziaria non vengono toccati gli organici dei docenti statali. La ristrutturazione in istituti comprensivi nel 1° ciclo non mette in discussione il loro posto di lavoro.

Capiterà che cambieranno istituzione di appartenenza e faranno parte di nuovi collegi dei docenti più numerosi e composti da quote di collegi di istituzioni soppresse, accorpate o fuse.

Anche gli organici dei collaboratori scolastici, per la stessa ragione, non subiranno modifiche.

Per effetto delle ristrutturazioni saranno invece rivoluzionati gli organici del personale amministrativo delle segreterie scolastiche delle istituzioni del 1° ciclo, oltre a quelli dei dirigenti (che come visto si ridurranno di 3.180 unità).

Si può stimare in almeno una unità per ogni istituzione soppressa la riduzione di organico degli assistenti amministrativi per una riduzione totale probabile nell’organico di circa 1.100 posti.

Sarà necessario individuare graduatorie degli assistenti amministrativi delle istituzioni direttamente coinvolte tra di loro in accorpamenti per individuare i perdenti posto.

Almeno 30 mila assistenti amministrativi dovranno produrre documentazione e dichiarare servizi per difendere la propria sede di servizio e non essere trasferiti d’ufficio o rimanere senza sede.

Il rischio di rimanere senza sede, in posizione di soprannumero, è quanto mai probabile, perché l’anno prossimo, con lo spostamento di un anno della finestra per i pensionamenti della scuola, potrebbero non esservi posti liberi per assorbire le eccedenze (e nemmeno per la seconda tranche del piano triennale di assunzioni in ruolo dei precari).

A causa della possibile soppressione nel 1° ciclo di istruzione di 1.130 istituzioni scolastiche, saranno soppressi altrettanti posti di Dsga, i direttori dei servizi generali e amministrativi delle scuole.

Anche per loro vi saranno le graduatorie per individuare i perdenti posto per le istituzioni accorpate o soppresse. Poiché i posti vacanti sono stati coperti con recenti immissioni in ruolo ed è previsto anche un concorso ordinario per 450 posti, come per gli assistenti amministrativi vi sarà il rischio di rimanere in soprannumero.

Riepilogando. Gli organici delle istituzioni scolastiche subiranno queste riduzioni con effetto di decorrenza dal 2012-13:

Riduzioni di organico

–          3.180 posti di dirigente scolastico

–          1.130 posti di Dsga

–          1.100 posti di assistente amministrativo

Rivoluzione organizzativa/8. Gli effetti sulle future assunzioni

 

Il riordino della rete scolastica con relativa riduzione degli organici avrà conseguenze sulle future assunzioni in ruolo, in particolare su quelle del prossimo anno, perché incrocia la nuova disposizione finanziaria che per la scuola sposta la finestra di uscita per pensionamento di un anno.

L’anno prossimo sarà ridotto al minimo storico il numero di persone che se ne andranno in pensione, in quanto la data di uscita dal servizio è stata spostata al 1° settembre 2013.

I posti vacanti saranno quasi nulli e praticamente le assunzioni per il 2012-13 saranno quasi azzerate.

Se a tutto questo si aggiunge il fatto che verranno cancellati 1.130 posti di DSGA e 1.100 di assistenti amministrativi per effetto del ridimensionamento della rete scolastica, è facile immaginare che anziché posti liberi da occupare con nuove assunzioni vi saranno eccedenze di organico con possibili situazioni di personale in soprannumero che potrà trovare sede soltanto l’anno successivo, riducendo, comunque, la disponibilità complessiva per le nuove assunzioni.

Un discorso a parte merita la questione dei dirigenti scolastici i cui organici attualmente sono in buona parte vuoti.

C’è un concorso appena bandito per assumere 2.386 nuovi dirigenti. Dai 42 mila candidati usciranno 2.386 vincitori distribuiti sulle varie sedi regionali (il concorso è a carattere regionale) che, però, l’anno prossimo potrebbero non trovare la sede, in quanto, come abbiamo visto, se ne vanno 3.180 posti, ottocento in più di quelli a concorso.

È vero che l’Amministrazione scolastica al momento del bando si è tenuta una riserva di circa 500 posti che non ha messo a concorso, ma non basteranno a colmare la differenza e non vi potrà essere per l’anno prossimo l’aiutino dei pensionamenti, perché anche per i dirigenti scolastici è prevista la finestra che sposta di un anno l’uscita dalla scuola.

Rivoluzione organizzativa/9. Sei mesi per definire la nuova rete scolastica

 

Ristrutturazioni e ridimensionamenti delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovrebbero entrare in vigore dall’anno scolastico 2011-12, cioè da questo settembre, ma è evidente che da quella data potranno iniziare soltanto le procedure di definizione, piuttosto complesse, con la possibilità di averne l’applicazione concreta dal prossimo anno scolastico.

Purché si stringano i tempi. Infatti, per attuare la modifica della rete dal 2012-13 occorre che le procedure, gli atti, le intese e gli accordi, le decisioni definitive formalizzate siano adottate al massimo entro il febbraio 2012.

Perché questa scadenza? Da marzo il Miur deve avere definito gli organici del personale Ata e avviare le procedure di mobilità del personale per l’anno scolastico successivo.

Spetterà ad ogni regione definire i criteri generali per i nuovi assetti della rete scolastica. I Comuni dovranno trovarsi in conferenze di servizio per concertare le proposte di attuazione della nuova rete, eventualmente raccogliendo preliminarmente pareri e suggerimenti delle stesse istituzioni scolastiche coinvolte. Le proposte dei Comuni dovranno essere approvate dalle Regioni che dovranno valutarne la congruità rispetto ai criteri generali.

Infine ciascun Ufficio scolastico regionale formalizzerà il nuovo quadro regionale delle istituzioni scolastiche verificandone il rispetto e la congruità con le norme e i criteri della legge.

Basteranno sei mesi per approntare la nuova organizzazione delle istituzioni?

Rivoluzione organizzativa/10. La nuova rete: 9 mila scuole, 7 mila dirigenti

 

Come si è visto, la riorganizzazione della rete scolastica interesserà quasi esclusivamente le istituzioni del 1° ciclo, con l’eccezione delle micro-istituzioni sotto i 500 alunni che riguarda qualche centinaio di istituti superiori.

Dalla ristrutturazione uscirà una nuova situazione che vedrà, per la prima volta, la non corrispondenza tra istituzioni scolastiche autonome e posti di organico dei dirigenti scolastici. In precedenza vi era la stessa quantità di istituzioni e di posti per capo d’istituto titolare. Dopo non sarà più così e l’organico di dirigente scolastico sarà inferiore di oltre duemila unità a quello delle istituzioni scolastiche.

Infatti, a riorganizzazione della rete avvenuta, vi dovrebbero essere 9.420 istituzioni scolastiche (di cui 7.370 normodotate e 2.050 sottodimensionate), contro le 10.550 esistenti prima della riforma, con una contrazione di 1.130 istituzioni.

I capi d’istituto titolari che prima avevano un organico di 10.550, esattamente uguale al numero delle istituzioni scolastiche, dopo la riorganizzazione avranno un organico di 7.370, inferiore di 2.050 unità al numero delle istituzioni scolastiche funzionanti.

 

1° ciclo

 

Istituzioni sottodimensionate

Organico capi istituto

Istituzioni normodimensionate

Organico capi istituto

Totale istituzioni

Organico capi istituto

Prima

1.660

1.660

5.650

5.650

7.310

7.310

Dopo

1.660

0

4.520

4.520

6.180

4.520

Differenza

0

-1.660

– 1.130

– 1.130

– 1.130

– 2.790

2° ciclo

 

Istituzioni sottodimensionate

Organico capi istituto

Istituzioni normodimensionate

Organico capi istituto

Totale istituzioni

Organico capi istituto

Prima

390

390

2.850

2.850

3.240

3.240

Dopo

390

0

2.850

2.850

3.240

2.850

Differenza

0

– 390

0

0

0

– 390

Totale 1° e 2° ciclo

 

Istituzioni sottodimensionate

Organico capi istituto

Istituzioni normodimensionate

Organico capi istituto

Totale istituzioni

Organico capi istituto

Prima

2.050

2.050

8.500

8.500

10.550

10.550

Dopo

2.050

0

7.370

7.370

9.420

7.370

Differenza

0

– 2.050

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