| "Ricreazione": "Prof, lei deve scopare di piu" |
| Voci dalla scuola | |||
| Postato da Silvana La Porta | |||
| Venerdì 11 Marzo 2011 00:00 | |||
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Come vedono gli alunni i loro insegnanti. Verrebbe da dire: avviliti che più avviliti non si può. E a riprova di questo, nel saggio “La mia scuola. Chi insegna si racconta” edito da Einaudi, un collega narra un episodio esilarante, ma che tanto fa riflettere… Antonio Ferrero racconta: “Un giorno di maggio, nel mio istituto professionale, mi accorsi che, mentre spiegavo, nessuno seguiva. Nessuno, neanche le ragazzine più brave della prima fila. Allora mi rifugiai nella più meschina delle mosse: feci una sfuriata. La classica, aggressiva, ruggente sfuriata. Io, il modello di insegnante democratico per eccellenza, il più fedele seguace della nuova pedagogia, mi esibii nella più retriva manifestazione di ira e sdegno, con tanto di ricatto morale perchè nel loro disinteresse leggevo chiaramente una mancanza di rispetto per la mia professionalità e la mia persona. Non era corretto, lo so. Ma era l’arma della disperazione. E parve fare effetto: quando i decibel della mia voce andarono affievolendosi, mostrando che la mia ira biblica era stata riversata nella sua completezza, in classe regnava una quiete attonita e tesa.
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