| Salva-precari: il Governo corre ai ripari contro la UE per evitare la bancarotta |
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| Postato da Vincenzo Pascuzzi | |||
| Domenica 21 Febbraio 2010 10:45 | |||
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ANIEF pronta a richiedere la remissione alla Corte Costituzionale contro la norma blocca-risarcimenti per il personale precario che chiede la stabilizzazione.
Salva-precari: il Governo corre ai ripari contro la UE per evitare la bancarottaVen, 19/02/2010ANIEF – ANIEF pronta a richiedere la remissione alla Corte Costituzionale contro la norma blocca-risarcimenti per il personale precario che chiede la stabilizzazione. Dopo aver approvato il comma 1 dell’articolo 1 della legge 167/09 che assicura al personale docente con contratto a tempo determinato, inserito nelle graduatorie ad esaurimento, la trasformazione del contratto a tempo indeterminato (se ha prestato servizio per un triennio anche non continuativo nel quinquennio precedente), l’ANIEF ha promosso per i soci iscritti tentativi di conciliazione atti ad assicurare quanto normato e a presentare anche una domanda risarcitoria per un equo indennizzo, visto il mancato rispettivo di una precisa direttiva europea, già recepita parzialmente dalla finanziaria 2008 per alcuni comparti ministeriali e ricordata da diversi giudici del lavoro. Ora il Governo corre ai ripari per evitare la bancarotta e inserisce nell’articolo 34 del disegno di legge n. 1167-b in discussione al Senato (delega al Governo in merito a lavori usuranti …) una norma tesa a ridurre soltanto ad un anno (riducibile del 50%) il risarcimento economico richiesto dai ricorrenti, soprattutto docenti precari. Dopo l’ingiusto negato pagamento rispetto agli scatti biennali di anzianità, riservato al personale precario, dopo il blocco delle assunzioni previsto dalla Finanziaria 2007, si provvede all’ennesima ingiustizia nei confronti di un personale di cui si rivendica la continuità didattica soltanto a parole ma non nei fatti, visto l’allontanamento della stabilizzazione e la paventata ipotesi di cancellazione delle stesse graduatorie. L’ANIEF, pertanto, non si ferma ed è pronta a richiedere al giudice del lavoro dopo il fallimento dei tentativi di conciliazione esperiti anche la remissione alla corte costituzionale di questa norma iniqua, se approvata perché tutti i lavorati hanno pari dignità al di là della loro contratto, a termine o di ruolo. Il comma 5, 6, 7 dell’art. 34 del ddl 167-b 5. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
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