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Il presunto antisemitismo di Umberto Eco

📅 Pubblicato il 31 January 2011 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di Umberto Eco • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it
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Lunedì, 31 Gennaio 2011
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Il presunto antisemitismo di Umberto Eco Email
L’opinione
Postato da Silvana La Porta   
Mercoledì 03 Novembre 2010 14:08

Chi è Umberto Eco? Un campione di vendite, un professore di semiotica, un esperto di filosofia medievale, un editorialista di spicco, un esponente della sinistra al contempo poco radicale ma molto antiberlusconiana… e poi? Manca qualcosa…(da Il Giornale)



Come suggerisce la lettura del Cimitero di Praga, appena edito da Bompiani. Predestinato a scalare le classifiche, a qualcuno è sembrato noioso. Chi scrive, lo ha divorato. Il notaio Simonini, gran falsario al servizio di qualsiasi padrone sia disposto a retribuirlo, attraversa un secolo di storia italiana ed europea. Da comprimario, o testimone, di lusso. Prima inviato dai piemontesi al seguito di Garibaldi nella spedizione dei mille, quindi esiliato nella Parigi di Napoleone III e della Comune, infine artefice degli infami Protocolli dei savi di Sion, libello antisemita fondato su documenti falsi. Simonini è personaggio di fantasia. Ma gli altri protagonisti sono realmente esistiti, e hanno detto o fatto ciò che dicono o fanno nel romanzo.
Simonini tocca con mano il Risorgimento e l’anti-Risorgimento, il cinismo del potere e la pochezza dei rivoluzionari. Aspirante carbonaro, non esita a tradire i compagni. Assiste con occhio scettico alle prodezze di Garibaldi in Sicilia. Cerca di sottrarre a Ippolito Nievo i libri mastri dell’impresa, per capire chi finanzi i patrioti. Si informa su logge massoniche, sette sataniche dai rituali a metà strada tra il ridicolo e lo spaventoso. Tiene contatti con i potentissimi gesuiti. Produce, compra e vende spazzatura per i servizi segreti di Francia, Prussia e Russia. Emotivamente gelido, ma vero ghiottone, si riscalda solo per la buona cucina. Antisemita convinto, capisce che a molti fa comodo trovare un nemico, l’ebreo, cui addossare le più disparate colpe.
Simonini, si diceva, è un falsario. E in merito alla sua professione ha coltivato idee precise: una patacca, per essere credibile, deve riciclare astutamente notizie già note. Un finto complotto, per essere credibile, deve rispettare alcune regole valide in tutte le occasioni: basarsi su pochi ma chiari concetti; prevedere riunioni segrete sulle quali romanzare; proporre obiettivi sconcertanti ma in linea con i pregiudizi dell’opinione pubblica. I Protocolli nascono così dall’accumulo di pagine prelevate di peso da saggi e romanzi, riordinate e riscritte per l’unica finalità di Simonini: incassare denaro.
Fin qui la storia di un libro che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina. Ora c’è da rispondere alla domanda iniziale: chi è Umberto Eco. Il cimitero di Praga fornisce alcuni indizi. Ripercorriamone le pagine. I misteri non esistono, o meglio dietro i misteri c’è la farneticazione inconsistente di squilibrati. La segretezza è un mito. Non esistono logge occulte di cui non sia possibile procurarsi un elenco almeno parziale degli iscritti. I complotti sono quasi sempre fuffa inventata di sana pianta. E qualora non lo fossero, sono destinati ad affiorare ed essere smascherati in poco tempo. In compenso, purtroppo, esiste una cultura irrazionale (che si nutre appunto di logge occulte, complotti, antisemitismo e robaccia del genere) che porta a terrificanti risultati concreti. Dai falsi Protocolli si può arrivare alla terribile verità di Auschwitz.
Osservatore romano e Pagine ebraiche hanno accusato Eco di lanciare un messaggio ambiguo e di scadere nell’antisemitismo involontario. Eppure la denuncia dell’irrazionale che conduce l’uomo alla rovina (a esempio attraverso il razzismo) è nettissima. E in queste posizioni «illuministe» risiede il miglior Eco.

 

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