Ma a che servono i poeti in un tempo di povertà?
Ancora una volta mi fa pensare quanto il dolore e la privazione facciano scaturire la poesia dalle grandi anime. Chissà perché la sofferenza acuisce tanto la sensibiltà…sto pensando ad Anna Achmatova (ho dedicato a lei un post nel mio blog) a cura di Maria Allo
Anna , attribuisce allo scrittore il compito di essere voce e coscienza della Nazione:
«Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali…
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.» (Da A Molti, 1922)
“Requiem” di Anna Achmatova, scritto attorno agli anni ’35 – ’40,(Celeste Aida Anno 1933, XI dell’era fascista.) circola in forma manoscritta e acquisisce un’enorme popolarità sia nella Russia martoriata dalle purghe staliniane, che all’estero. Il poemetto rappresenta uno spietato atto di accusa contro la dittatura di Stalin, e testimonia il versante letterario di una lacerazione interiore comune a molti intellettuali russi di quegli anni.
Il tema di Requiem è dunque l’angoscia dell’attesa di portare il pacco al figlio in carcere. L’angoscia, la disperazione del futuro non si limita a questo sia pur profondo dolore individuale: si allarga, diventa pianto di tutto un popolo oppresso, un grido di speranza perchè crollino le mura delle carceri e cessino le persecuzioni compiute in nome di un ideale che era stato stravolto.
Nella prefazione la poetessa dice: “…una donna dalle labbra bluastre che stava dietro di me [nella fila] e che certamente, non aveva mai udito il mio nome, si ridestò dal torpore … e mi domandò all’orecchio: “Ma lei può descrivere questo?” E io dissi: “Posso”. Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto” (trad. di C. Riccio). Nell’epilogo leggiamo: “Per loro ho intessuto un’ampia coltre / di povere parole, che ho inteso da loro. / Di loro mi rammento sempre e in ogni dove, / di loro neppure una nuova disgrazia mi scorderò, / e se mi chiuderanno la bocca tormentata / con cui grida un popolo di cento milioni, / che esse mi commemorino allo stesso modo / alla vigilia del mio giorno di suffragio”.
da http://percorsi.blog.kataweb.it/blog letterario di Maria Allo
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