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Tsc: "La lezione", storia di un tragico rapporto sado masochista

📅 Pubblicato il 16 May 2010 • 🎓 Polo Didattico AetnaScuola
Archivio Storico AetnaScuola A cura di un tragico rapporto sado masochista • Pubblicato originariamente su AetnaScuola.it
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Tsc: "La lezione", storia di un tragico rapporto sado masochista E-mail
Visto per voi
Postato da Silvana La Porta   
Domenica 18 Aprile 2010 00:00

Eugene Ionesco scrisse il dramma comique La Lezione nell’immediato dopoguerra, mettendo in scena una sorta di rapporto sado-masochista tra un professore e la sua alunna. Andato in scena par la prima volta il 17 febbraio 1951 al Théâtre de Poche con la regia di Marcel Cuvelier, questo “dramma comico” fu pubblicato nel 1954 e divenne in breve uno dei testi più celebri del cosiddetto teatro dell’assurdo…di Silvana La Porta (inviata al Tsc)

Testo sconvolgente e acuto, questo di Ionesco, in questi giorni in programma nel ricco cartellone dello Stabile catanese, per la regia di Ezio Donato. E nei panni del professore troviamo una vecchia conoscenza del pubblico etneo, Pippo Pattavina che si cimenta in un ruolo difficile, sempre in bilico tra comicità e tragedia, appunto in un dramma comico dove si alternano situazioni comcihe e drammatiche, in una progressione angosciosa dei personaggi verso il baratro. E così, la studentessa, interpretata con grande equilibrio da Valeria Contadino, che sulle prime è sfrontata e sicura di sé, diviene gradualmente mansueta e succube del professore; quest’ultimo, invece, da timido e cerimonioso, si trasforma in un uomo violento e psicopatico. Arditi e trascinanti sulla scena si svelano i giochi di parole, con i quali il professore bombarda psicologicamente la sua alunna, che ripete ossessivamente, nel tentativo di liberarsene, una strana frase: “Professore, ho mal di denti.” Violenza verbale che allude a una violenza di carattere più generale come legge della vita e della storia (pensiamo alla svastica indossata dal docente in seguito all’uccisione della ragazza) e prelude a un tragico epilogo. Un’attrice di sapiente esperienza come Ileana Rigano dà invece  voce e corpo alla governante, ruolo drammaturgico assai dibattuto e qui, come lei stessa spiega, «personaggio stimolante nella poliedrica funzione di madre, moglie e coscienza critica».
La scenografia convince per la sua essenzialità e soprattutto per la bella scena dell’uccisione finale, quando sullo schermo di sfondo si proietta una riga di sangue che via via tutto invade e allude anche a uno stupro voluto e cercato da  un personaggio dalle mille sfaccettature animato da una sotterranea logica della pazzia.
E ci svela che la lezione è una pièce priva di scioglimento e caratterizzata da una forma circolare: l’ultima scena, infatti, ripropone la medesima situazione della prima, innescando così un meccanismo destinato a proseguire all’infinito. L’alunna entra e attende il suo futuro aguzzino: cala il sipario. Grande Ionesco, grande Pattavina per uno spettacolo inquietante da cui si esce turbati, ma, se vogliamo credere al buon Aristotele, catarticamente purificati.


SILVANA LA PORTA
 

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