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Basta regali e lusinghe: medico racconta il âdivorzioâ dalle case farmaceutiche |
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News
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Postato da Vincenzo Pascuzzi
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LunedĂŹ 05 Aprile 2010 18:46 |
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E cosĂŹ un medico irlandese ha provato a divorziare dal mondo farmaceutico raccontando la sua esperienza a un giornale scientifico senza evitare di descrivere lâamarezza riscontrata per una scelta difficile e coraggiosa.
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Basta regali e lusinghe: medico racconta il âdivorzioâ dalle case farmaceutiche
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ROMA (5 aprile) – Suadente, elegante, gentile. Sempre pronto a soddisfare qualsiasi richiesta epidemiologica. Eâ lâinformatore medico-scientifico, che è prodigo di consigli e statistiche per il medico (ospedaliero o di famiglia) che gli presta attenzione. UnâattivitĂ lecita, spesso interessante per conoscere i risultati della ricerca farmacologica. Una attivitĂ dalla quale però il medico difficilmente riesce a liberarsi: congressi in lussuose residenze, pranzi e lusinghe. Tutto lecito ma il rischio di prescrivere il farmaco di una marca rispetto ad altro (a paritĂ di efficacia) câè. E cosĂŹ un medico irlandese ha provato a divorziare dal mondo farmaceutico raccontando la sua esperienza a un giornale scientifico senza evitare di descrivere lâamarezza riscontrata per una scelta difficile e coraggiosa.
Cosa succede quando si slega il guinzaglio che lega i medici alle case farmaceutiche?
Lâesperimento è stato duro (racconta il medico), difficilissimo sfuggire alle malie dei rappresentanti e dei âdoniâ, in viaggi e gadget, offerti dalle aziende, ma è riuscito, tanto che alla fine il medico ha deciso di continuare cosĂŹ nel suo divorzio dalle case farmaceutiche: ÂŤNon ho rimpianti – racconta OâHanlon – adesso faccio le mie scelte prescrittive in base a mie ricerche personali, e ho maturato un sano scetticismo nei confronti dei suggerimenti prescrittivi dei miei colleghi. Ho capito che è impossibile evitare del tutto le promozioni farmaceutiche ma se ne può minimizzare lâinfluenzaÂť.
Visite in studio dei rappresentanti con campioni omaggio e altre proposte, materiale promozionale ovunque, pubblicitĂ sui giornali medici e poi i convegni con sessioni ad hoc organizzate dalle aziende per pubblicizzare un nuovo farmaco, il tutto addolcito da mega-pranzi offerti ai medici, hotel sontuosi dove soggiornare durante il convegno, sempre a spese delle aziende, corsi di aggiornamento gratis. Anche se ridimensionate negli anni, queste pratiche sono ancora in uso.
Ma quanto pesano sullâetica del medico? OâHanlon ha deciso di capirlo sulla sua pelle, stando un anno lontano dalle case farmaceutiche: ÂŤFu passare al caffè decaffeinato – racconta OâHanlon – che iniziò tutto, in un flash di luciditĂ realizzai quanto sia eticamente discutibile la corte che i rappresentanti delle aziende fanno ai medici. Mi resi conto che orientavo le prescrizioni in base ai consigli di colleghi quasi sempre influenzati dai rappresentanti. Decisi allora di prendermi una vacanza per svincolarmi da questo dilemma moraleÂť. Fu dura, continua: per molto tempo i rappresentati continuarono a bussare al suo studio anche se lui li rimandava indietro. A vari convegni cui partecipò, OâHanlon decise di portarsi un panino e sfuggire al lauto pranzo offerto da questa o quellâaltra azienda.
Alla fine i rappresentanti presero a evitarlo: giravano i tacchi appena ne leggevano il nome sul badge. ÂŤUn anno dopo lâesperimento dovevo decidere se rimanere pulito o tornare alla normalitĂ – conclude. Ricordavo i privilegi (alberghi pagati, cene, viaggi) offerti dalle aziende e anche di aver rinunciato a meeting e eventi conviviali notturni nei giorni di congresso. Ma il mio comportamento mi faceva sentire piĂš indipendente. Ora credo che in futuro gli odierni rapporti con le aziende saranno visti ingiustificabiliÂť. Lâesperimento è stato raccontato sul British Medical Journal e quello del dottor Shane OâHanlon, specialista in medicina geriatrica presso il Mercy University Hospital di Cork in Irlanda. Lâuomo ha deciso di tenersi lontano per un anno dai rappresentanti, dal materiale promozionale e dagli eventi sponsorizzati dalle case farmaceutiche.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97037&sez=HOME_SCIENZA
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